Recensioni

“I never felt American until I left the United States”. Se la potrebbe scrivere da solo, la recensione di America, Dan Deacon. Specie quando dice: “To me, the underground DIY and wilderness are just as American as their evil brethren, corporatism and environmental destruction”.
Il terzo capitolo della saga del compositore minimalista (che lasciò la composizione delle camere contemporanee per i club del sottobosco musicale) apre alla ricchezza delle contrapposizioni. Prettyboy è una sorta di ballata psichedelica, con finale imbarocchito da ottoni. Dan sembra dedicarsi come mai ha fatto all’arte del contrasto, oltre a quella della progressione minimalista. Basta sentire il passaggio proprio tra Prettyboy e la successiva Crash Jam. America è più pop ma è riconoscibilmente l’album di un compositore, che, sempre nella index del sito web, illustra le tecniche usate, oltre alle intenzioni. L’apertura, non a caso, è affidata a un Terry Riley lanciato a velocità supersonica che si incontra con i Pan Sonic (Guilford Avenue Bridge). Ma è la chiusura il centro e il baricentro dell’album, la suite che dà il nome al disco, divisa in tre parti. Ricompaiono strumenti che aveva dismesso, accanto a sonorità alla Fuck Buttons, certo rese più rotonde dalla sua immancabile ironia (USA: I. Is A Monster). Nello sviluppo, i layer si alternano alle orchestrazioni cameristiche, e in chiusura (USA: III. Rail) c’è tanto il suo passato (Steve Reich, che si sente tanto nel procedere quanto nei nomi: risuona The Desert Music in USA: II. The Great American Desert e Different Trains in USA: III. Rail) quanto il modo tranchant di intendere la layeristica dell’house draconiana. Questa musica è una perfetta letteratura da viaggio. O viceversa.
Chi ha passato un po’ di tempo nel deserto americano, andando da Est a Ovest, o da Ovest a Est, negli Stati del Sud, sa che un viaggio negli States è puro attraversamento. E questa è musica da viaggio nel senso che la si attraversa, è pura cinematica da crociera. Dan riesce a partorirla facendo sempre la stessa cosa, ma modulando i registri. Altra skill minimalista che non avevamo previsto.
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