Recensioni

6.8

Se è vero che esistono artisti che tra un disco e il successivo hanno bisogno di dilatare il tempo e tirare il fiato, è altrettanto vero che ne esistono altri che necessitano di riempire ogni vuoto temporale. Tra gli appartenenti alla seconda scuola c’è sicuramente Damien Jurado, arrivato in ventitré anni di carriera (sì, quel Waters Ave.S. è del 1997) all’album in studio #15. Un ritmo che, se si includono album live e collaborativi, è di circa un disco all’anno. Questo urgente horror vacui ci separa di appena un anno da In the Shape of a Storm, album di vecchie canzoni mai edite e intriso di uno spiritismo fortemente legato alla tragica scomparsa dell’amico e producer Richard Swift. What’s New, Tomboy?, arrivato nel momento di massima crisi pandemica mondiale, sembra il perfetto prodotto dell’auto-isolamento, dell’osservazione dal di dentro, del vivere appartato e dell’anonimato: condizioni che, negli anni, sono diventate per Jurado una vera e propria cifra stilistica.

A metà tra LP ed EP (29 minuti in totale), le dieci tracce si sciolgono in un lungo dialogo verticale tra voce e fingerpicking che, alimentandosi come combustibile e comburente in un fuoco perenne, viene esplicitato dalla giustapposizione di spazi vuoti: «There’s a lot of emptiness and space in the songs», dichiara Jurado ad American Songwriter. Il risultato è la creazione di uno spazio invisibile suddiviso in stanze in cui appaiono e scompaiono ricordi dal sapore etereo, più che memorie precise, e dove celebrare il mistero del non cosciente. C’è Francine, Fool Maria, Sandra, Frankie e ovviamente il compianto Swift; in Ochoa (nome di battesimo di Richard) si sublima l’eterna lotta tra il materialismo del tempo e la speranza/certezza di un metafisico orizzonte dai contorni quasi religiosi («Sun, moon, flower: all walk you to forever, where you go far from me but not for long»). Il folk è qui declinato nella sua forma più semplice e ridotta all’osso, manifestazione di un non-bisogno di strutture eccessive, quanto più di una urgente necessità di connessione personalissima con il proprio pubblico. Tutto ciò che per Jurado è more than meet the eye è meritevole di essere messo in versi, musicato e raccontato.

È ormai appurato che per trovare il giusto grado di ispirazione, Jurado non ha bisogno di situazioni particolari o produzioni pantagrueliche (lui stesso afferma: «I can just make breakfast, pet my cat and make records»), poiché la sua capacità di entrare in connessione con l’invisibile, modus vivendi e topos ricorrente, è essa stessa ispirazione. Non apicale come The Horizon Just Laughed, lontano dal travaglio della trilogia di Maraqopa, What’s New, Tomboy, sebbene porga il fianco a numerosi understatment, segna un punto importante nell’enigmatica maturità artistica del musicista di Seattle.

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