Recensioni

Dall’incontro di Andy Harsh, Gea Birkin e Michele Testi sono nati nel 2013 i Dade City Days, band completamente made in Italy che ha cominciato fin da subito a farsi le ossa sia live, aprendo per gruppi come The Raveonettes e The Soft Moon, sia nell’universo della pellicola, curando parte della colonna sonora del documentario La Linea Gialla – Bologna, 2 agosto. Affiancato dal produttore Lorenzo Montanà (Tying Tiffany), il trio bolognese pubblica il 5 febbraio 2016 con l’etichetta svizzera Swiss Dark Nights il suo primo disco, VHS, nel quale è lo shoegaze a farla da padrone, sebbene figurino anche solidi rimandi a contesti dream pop e psych.
L’elemento focale su cui si basano i Dade City Days per rendere salde al terreno le fondamenta dei loro brani è la mancata necessità di emulare un genere ormai consumato in abbondanza, sostituita dall’urgenza di riportarlo alla freschezza iniziale e donargli originalità, pur sotto l’influenza di band storiche (Jesus And Mary Chain, tra le altre). I testi in italiano sono un’ulteriore prova delle buone intenzioni dei tre giovani musicisti, decisi a plasmare uno shoegaze a propria immagine e somiglianza e non una semplice scopiazzatura.
Il nastro video home system si apre con le dense atmosfere riverberate di Jukai, dove le chitarre stridono insieme ai synth e la batteria cavalca il ritmo, cedendo il passo al ritornello dinamico di Siderofobia; Luna Park rallenta la corsa spostando il tiro su un versante più dark, affine alle sonorità dei Cure, mentre Fernewh immerge l’ascoltatore in una lugubre malinconia in cui solo i tintinnii à la Depeche Mode danno l’idea di un risvolto luminescente. Preghiere & Decibel irrompe con un andatura quasi industrial, Polaroid si riaggiusta poi sul moto placido, preludendo al pop movimentato di Dade City Days, fulcro qualitativo dell’album.
VHS è in poche parole un debutto che, una volta giunto al termine del programma, spinge – specialmente gli aficionados del genere – a un secondo ascolto, in virtù del suo essere lontano dall’idea di qualcosa di amorfo o privo di carattere. Un buon risultato che fa auspicare un futuro ancora più prosperoso, per il terzetto di Bologna.
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