Recensioni

Chi ha seguito i Cumino, ovvero il progetto della premiata ditta Vicenzi e Cappelletti, saprà già di cosa stiamo parlando e dove questo sound andrà a parare (anche in ogni più minima sfumatura timbrico/ritmica). Godspeed è il terzo lavoro in un lustro abbondante di attività discografica, all’interno della quale contiamo anche l’EP Just Melt, 4 tracce estratte dalla colonna sonora del documentario naturalistico Fontanili. Ecco, “documentaristico” e “naturalistico” sono gli aggettivi che rendono al meglio la scocca di un sound teporoso e solitario che, diversamente dalle prime due prove, vede un poco sottratta la presenza umana. A venir meno è dunque l’elemento XX notato in precedenza, quel fascio di emozioni ed emotività sopite che qui lascia il posto a scorci e viste ambientali osservate attraverso quelle lenti che chi ha più sui trenta (abbondanti) che sui venti direbbe post-rock, o meglio figlie di quel ramo del genere che, altezza 00s, flirtava con l'(indie)elettronica dalla porta del glitch.
In tracklist – dedicata idealmente dal duo alle solitudini e all’abbandono, al bisogno di calore e di starsi addosso, al mostrarsi, al nascondersi e all’accettare – spuntano anche episodi che giocano su un formato canzone rigorosamente senza parole: accade in Mercy (dalle parti di Album Leaf), ma prima che scatti la mannaia dei più saturi nei confronti di certe soluzioni melodico arrangiative, questa musica prodotta in sottrazione come tradizione comanda, e fatta tanto di segnali di fumo (le note dreamy, l’effettistica wave-shoegazy alla elettrica di Luca) quanto di amniotiche ecologie dell’uomo e della terra (gli effetti e i ritmi spezzati di Hellzapop), conferma i suoi autori come accorti architetti di esterne, in queste che sono 11 ipotesi di eremitaggio – citando i Port Royal – da gustare come un unico trip al calar del sole, sospesi tra le nuvole. Questa è la musica di chi da un aereo ascolta la propria vita che, più che passare, è già passata.
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