Recensioni
Il Torchiera è un posto appagante. C’è pure la birra artigianale e biologica. Qualche sedia a disposizione, persino la facoltà di scegliere dove posizionarsi. È con un accavallamento generale di gambe rilassate che aprono gli I/O, e che protraggono, tra i sorseggi della bionda di cui sopra, i loro minimali tocchi stoppati post jazzati. Vengono in mente i Sinistri, ex-Starfuckers – ma non ovviamente per un discorso di paternità o precedenza, così per automatismo musicofilo. È così che si ascoltano e apprezzano i Cul De Sac, è quel che ci si aspetta da loro; una sensibilità che va oltre i criteri di innovazione – pur riuscendo a dire qualcosa riguardo l’argomento, se vogliamo. È così che si apprezza questo concerto, nonostante non duri molto; ma quanto basta per concedere una meravigliosa Death Kit Train.
Nessuna novità? Per uno che è profondo conoscitore delle loro minime uscite, probabilmente no (oppure un assiduo frequentatore del loro My Space). Ma chi li ascolta – anche spesso – senza più seguirne ogni minima traccia, forse avrà sorriso piacevolmente nel sentire masticare a fatica l’italiano di Fenomenologia / Energia, due pezzi di Fetus (il disco migliore di Franco Battiato?), che i nostri un paio di anni fa coverizzarono per il tributo alla fase più prog del cantautore siciliano.
Mi accorgo poi che il palco (come la mia sedia) è posizionato su una grossa lastra di marmo – all’aperto. Sono sopra riportati dei nomi con due date, distanti la vita media di una persona. Smetto per un attimo di pensare al concerto.
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