Recensioni

4.3

Avevamo lasciato i Crystal Fighters con l’appena discreto Cave Rave, un lavoro fondamentalmente trascurabile in cui i pochi momenti coinvolgenti venivano sommersi da un mare di soluzioni sospese tra il ridicolo e il pacchiano. Tre anni più tardi Sebastian “Bast” Pringle, Graham Dickson e Gilbert Vieric si rifanno vivi dopo un lungo viaggio fisico e spirituale tra Centro e Sud America (Nicaragua, Costa Rica, Perù…) con il terzo album Everything Is My Family, titolo che ingloba al suo interno quell’aura da santoni (un po’ hippie, un po’ jovanottiani) tra peace & love, “volemosebbene”, balliamo in cerchio captando l’energia della terra, ecc…Le parole di Pringle sul disco valgono più di mille discorsi: «is more dancefloor, more psychedelic, more tropical, more rave, more sunshine, more pretty much everything». Non vogliamo però fare un processo alle intenzioni, qui i veri problemi sono altri.

Everything Is My Family è un disco fastidioso, a tratti veramente irritante: quando si insegue con tutte le forze un divertimento non più spontaneo si ottiene l’effetto contrario. Possono davvero creare good vibes edificanti dei motivetti danzanti? Che valore aggiunto possono dare le strumentazioni tradizionali quando sembrano utilizzate solo per giustificare un primordiale ombelico del mondo? Anche commercialmente, nonostante una continua ricerca della spensieratezza radio-friendly, questo è materiale che può attecchire al massimo nei mercati mitteleuropei e che in generale avrebbe avuto – forse – qualche utilità (e in generale qualche chance) in più se fosse stato pubblicato durante l’estate, dato che sembra essere stato cucito addosso alla spensierata gioventù dei falò sulla spiaggia.

La cassa dritta che incombe praticamente su tutta la durata del disco può probabilmente far muovere il piedino a tempo, ma tutto rimane a livello epidermico e scivola via come il sale marino dopo una bella doccia rinfrescante. Tra gli episodi più sgradevoli ci sono Good Girl (fastidioso uplifting-pop vicino a certi jingle pubblicitari), Ways I Can’t Tell (col suo crescendo stadium-dance/EDM friendly), In Your Arms (le vocalist fanno effetto “balli di gruppo” dei peggiori villaggi turistici) e All Night, contenente il motto del disco «party all night, party all day» in un colorato contorno tribal-dance (ah, Il Re Leone…).

Dopo un disco come Everything Is My Family è sempre più chiaro che i Crystal Fighters stanno all’indie pop come lo Sziget sta ai festival musicali. Prendere o lasciare: noi lasciamo.

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