Recensioni

7.4

Se avete mai ascoltato prima i Crocodiles, sapete già quali sono i loro pregi e i loro difetti, riassumibili in un solo nome: Jesus & Mary Chain. Per alcuni questo può essere un male, per altri un bene. Per i primi, i problemi saranno la grandezza del riferimento, la difficoltà di aggiornamento, la giungla di gruppi che suonano già in quel modo. Per i secondi, i motivi per gioire sono le chitarre distorte, il twang, le eventuali drum machine di supporto, per dire di alcuni elementi isolati (e stra-noti). Eppure mai come in questo caso ricadere in una delle due categorie di cui sopra pare insensato, perché i Crocodiles, rispetto agli album precedenti, fanno un passo avanti.

Un passo avanti diviso a metà tra il tentativo di affinare e maturare la scrittura (non sempre votata all’aggressione, qui, quanto alla seduzione) e quello della forma, dove accanto ai soliti umbratili elementi trovano terreno una maggiore propensione al psych-pop (nell’iniziale Crybaby Demon pare di ascoltare una versione aggiornata dei Primal Scream periodo floreale e garage) e ai registri latini, complice il fatto che Welchez e sodali sono andati a registrare il disco in Messico.

Una delle critiche che agli epigoni dei fratelli Reid viene spesso mossa è la scarsa varietà, ma il discorso non vale per questo album. Volete brani sexy? Ecco Foolin’ Around. Volete il classico riferimento a Phil Spector, senza che suoni vetusto? The Boy Is A Tramp è qui per questo. Avete bisogno di qualcosa più bluesy? Ecco lo stomp lercio di Do The Void. Vi manca la cavalcata epica? Ecco Transylvania, con l’apice nella riemersione della melodia dalla forca di fiati e distorsioni elettriche e sintetiche della parte centrale. Ma sono tutti i brani ad essere azzeccati, nel loro oscillare tra erotismo, dolcezza, vizio e romanticismo (Don’t Look Up). Tra ritmi tropicali (Kool TV, che ricorda Henry Mancini ma ovviamente psicotico) e chitarre lancinanti (Peroxide Hearts, forse la migliore del lotto), tra voci di stampo primi Black Rebel Motorcycle Club e un generale clima Sixties tutt’altro che stantio, i Crocodiles, con Boys, hanno fatto decisamente centro.

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