Recensioni

7.2

Che ci fanno i Tacchi alti in un disco intitolato Bestie? Nell'opera seconda della band pisana, passata da trio a quartetto (entra Alice Motta a piano e violino, ma cambia il notevole bassista originario) e dai testi in inglese a quelli in italiano, la metafora animale esprime pessimismo sulla condizione umana attuale (in linea con la vena apocalittica che già il precedente This Was Supposed To Be The Future annunciava a partire dal titolo) e che si estende a vari gradi di corruzione – anche quella che del belluino ha perso l'innocenza e la naturalezza ("io che ho sempre i tacchi alti / adesso sento male se / proviamo a camminare scalzi").

Per raccontare che "siamo ormai vecchi e stronzi", i 20-25enni Criminal Jokers aggiungono alla miscela di rock e wave del primo disco una vena psycho-folk che ben si esprime nelle iniziali Bestie e Fango, flusso continuo tra jingle-jangle con echi di India vista dalla fine dei 60s e marzialità funebri (con un po' di Irlanda nella seconda) risonante di irrequietezze del primo Samuel Katarro, che prosegue nel botta e risposta coi cori di Quando arriva la bomba – niente Dorelli ma un piano a dare il tempo ed altri effetti lontani, forse anche un theremin, a colorarla.

Riprendendo le promesse di alcune composizioni che chi scrive ebbe la fortuna di sentir eseguire live a Motta ancor prima dell'esordio (che però prendeva una direzione diversa), e grazie a una produzione attenta al dettaglio bizzarro e azzeccato curata dal cantante e da Manuel Fusaroli, il gruppo compie un decisivo balzo in avanti sul piano della maturazione e definizione stilistica: si veda come padroneggia i cambiamenti di clima, per esempio l'accelerazione alternata tra marcia e techno-rock di Da solo non basti, in cui compare anche l'elettronica, o i ritorni rock di Lendra, o quella sorta di cha-cha-cha deviato di Adesso mi alzo, prima di tornare alle atmosfere iniziali con le due evocative ballate di chiusura Occhi bianchi e Nel centro del mondo.

E se il timbro del cantante (con quel velo di sguaiatezza beffarda ben funzionale ai contenuti espressi) continua a ricordare Gordon Gano, risultano ormai fuori luogo, al di là dell'analoga scelta di cantare in italiano e di occasionali e non decisive assonanze, i facili confronti coi fratelli maggiori Zen Circus: giusto qualcosa di veniale nella suddetta Tacchi alti.

Piuttosto Cambio la faccia, uno dei pezzi impreziositi da un bel violino, suonerebbe bene in bocca a Nada (che hanno accompagnato in tour per due anni), probabilmente presente anche come autrice dei "daun -daun -daun" (evidente citazione di Luna in piena) del finale della suddetta Lendra: anche se forse l'ispirazione principale della cantante si sente quando, mentre il disco inizia e i nostri cominciano a dipingere il loro fosco quadro, sembra di sentire la "musica un po' strana / scritta per / il funerale dell'umanità che vuole primeggiare / travolgendo tutto", di cui cantava in Asciuga le mie lacrime.

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