Recensioni
Nella ingestibile elefantiasi della produzione musicale contemporanea può succedere che dischi postumi, di progetti ormai belli e sepolti, attirino l’attenzione di label attente a non depauperare certi patrimoni. È il caso dei Craxi, nati intorno alla fine del decennio scorso – pertanto già abbastanza fuori fuoco rispetto alle disavventure del manigoldo a cui si rifanno nel nome – e solo ora arrivati alla pubblicazione di un lavoro concepito e registrato un paio di anni fa, quando del progetto non esistono che le ceneri sotto forma di debutto.
Certo, l’essere in pratica una all-star band del sottobosco (neanche troppo sotto) italiano di certo ha aiutato, ma Dentro I Battimenti Delle Rondini vive del suo dato che i quattro membri della disciolta band – Luca Cavina, Enrico Gabrielli, Alessandro Fiori e Andrea Belfi – hanno già avuto modo di mostrare in solo o in progetti più articolati e/o accessibili (Zeus!, Calibro 35, Rosolina Mar, Mariposa, Tumble), le proprie caratteristiche e la propria, ampia tavolozza di colori. Che in questo caso, pur mantenendo limitrofe affinità con certo rock “italiano” al limite tra declamato e cantato – la voce di Fiori, anche alle tastiere, è spesso spiazzante e volutamente sopra le righe, ma certe volte troppo enfatizzata – tendono decisamente verso le tonalità grigie del post-punk anglosassone.
Tensione strumentale, dunque, in cui i quattro sembrano sfidarsi per mantenere sempre altissimo il livello di guardia, attingendo da tutto il repertorio (personale e di genere) pur mantenendosi quasi sempre all’interno del recinto della forma-canzone. Irta di spigoli, bianca come il luccichio di una lama, repressa tranne che in poche, liberatorie esplosioni, funk e jazz come la potevano intendere dei reietti punk ma sofisticati. Che, come surplus, si gioca la carta del cantato in italiano, sghembo, atonale, teatrale, e di testi criptici e visionari che sono il vero architrave di un disco fortunatamente riesumato da un oblio immeritato.
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