Recensioni
Courting
Lust for Life, Or: ‘How To Thread The Needle And Come Out The Other Side To Tell The Story’
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Nino Ciglio
- 14 Marzo 2025

C’è un momento, nell’apertura di Lust for Life, Or: How To Thread The Needle And Come Out The Other Side To Tell The Story dei Courting, in cui sembra di essere approdati su album sbagliato, di una band sbagliata, forse in un altro decennio, forse in un universo parallelo. Rollback Intro è un’apertura ingannevole, una piccola orchestrazione di archi che lascia intendere epica, costruzione, respiro. Quando parte Stealth Rollback, le cose sembrano normalizzarsi. Un basso che sembra uscito da un rave di fine anni ‘90, una batteria che rimbalza in stile Prodigy dentro un disco degli Strokes, e Sean Murphy-O’Neill che declama con un tono di chi sa benissimo dove vuole portarci.
I Courting, a questo punto della loro carriera e malgrado un mezzo passo falso con New Last Name, sono un esperimento che sta riuscendo fin troppo bene. Tre album in tre anni e addio all’ansia di chi teme di essere dimenticato. Lust for Life… suona come il disco di una band che ha trovato la sua voce ma continua a divertirsi a trasfigurarla, maneggiarla, instranirla. Se Guitar Music li presentava come alchimisti dell’avant-rock e New Last Name flirtava senza paura con l’hyperpop e l’ironia millennial, qui il gioco è più raffinato: un disco indie rock che non è davvero indie rock, che si nutre di riferimenti al passato per costruire qualcosa che del passato, in definitiva, se ne frega.
Evidenti sono gli elementi marcatamente brit pop, e non solo perché Murphy-O’Neill plasma i suoi atteggiamenti con la sicurezza di chi ha consumato Be Here Now degli Oasis. È la grandeur del progetto, l’ambizione di fare un album che sia, nella sua brevità, un viaggio, un concept senza esserlo, un’esplosione di riferimenti che si rincorrono. Pause At You sembra uscita direttamente dall’era indie appiccicosa, quando le chitarre erano sporche e i club erano pieni di ragazzini che si spacciavano per bohémien. Eleven Sent (This Time) prende quella stessa energia e ci aggiunge un sax che trasforma il tutto in un inno da festival estivo.
Ma i Courting non si limitano a omaggiare: destrutturano. Namcy prende i Sonic Youth e il brit pop e gli toglie la patina seriosa, prendendosi meno sul serio; After You sembra pensata per qualche reel di TikTok: un riff di chitarra affilato, un testo che gioca sul concetto di dualità (“Can we split off in groups of two?”), una costruzione iconoclasta. Il risultato è un album che è allo stesso tempo rock da festival (i momenti da baldoria non mancano), elettronica da indie-club (i bassi di Stealth Rollback ne sono la prova) e pop con il senso del ridicolo (The Wedding da New Last Name lo aveva già dimostrato).
In questo tripudio di chitarre (abbiamo già parlato degli anni Venti come del periodo del ritorno delle chitarre?), il rischio era quello di usarle male o a sproposito. I Courting, con questo album, le usano senza riverenza, senza la pretesa di resuscitare un’epoca d’oro. Le mischiano con elettronica, con jazz, con pop, senza preoccuparsi se il tutto abbia senso per chi si aspetta il solito indie rock. Lust for Life… è la conferma che la band non ha intenzione di scegliere una strada sola. E va bene così.
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