Recensioni

6.8

Un senso di compiutezza aleggia su Quadrilogia degli stati d’animo. Chissà se è palese per tutti. A poco servono gli sforzi, le cure, le promesse, le attenzioni, i sacrifici; se manca la fisicità di un sentimento si va poco lontano. Nelle relazioni così come nella musica. E i Corteccia sembrano averlo capito benissimo, creando una connessione autentica e lucida con il proprio suono.

Con questo nuovo EP, i Corteccia, duo musicale e progetto artistico a trecentosessanta gradi composto da Pietro Puccio e Simone Pirovano, delineano una direzione ben precisa: Quadrilogia degli stati d’animo, nomen omen, disegna una mappa interiore fatta di orizzonti sonori totalmente votati all’emozionalità di una nostalgia passata, ma non per questo meno efficace nel suo snodarsi lungo le nostre sinapsi. A quattro anni di distanza dall’album d’esordio omonimo, queste quattro nuove tracce rappresentano la prima di tre quadrilogie che andranno a definire il nuovo orizzonte sonoro e visivo di Corteccia. Stati emotivi che si fanno mondi tanto onirici quanto reali: la musica dei Corteccia gode di un ottimo respiro melodico e di una fluidità compositiva elegantissima.

Se Oasi dipinge il conforto contaminato da una leggerezza calviniana che profuma di west coast e albe lucenti, Il silenzio danneggia è un’invettiva contro l’inappagamento sostenuto da ritmiche metalliche e da una vocalità dritta che non sa «ancora comprendere le risposte». Gli accordi pianistici di Sono la montagna lontano corrono velocissimi, quasi affannati assieme al riff di synth, alla ricerca di una quiete avvolgente, mentre la struttura tentacolare di Solidi offre una trama ossessiva e vagamente à la James Blake capace di ricamare un immaginario sospeso nel tempo e nello spazio, anche grazie a un testo che reinterpreta il mito di Sisifo, costretto a portare all’infinito un masso rotolante in cima a una montagna senza mai riuscirci.

Le progressioni tipicamente Sixties sembrano attualizzarsi con un modus operandi da band consolidata, unendo sapientemente voce, piano, percussioni e strumentazioni digitali. Ed è proprio dove l’analogico si confonde al digitale che i Corteccia riescono a compiere una saggia operazione di impasti vocali e ritmiche sovrapposte, non generando mai un ascolto troppo carico ma costruendo invece atmosferiche e vibranti suggestioni che sembrano arrivare direttamente da sperimentazioni radioheadiane. Quello portato avanti dalla band milanese si concretizza in un discorso artistico che studia la simbiosi organica tra suono, parola e immagine: l’universo e le sue complessità, il privato quotidiano e le sue infinite questioni. Decisamente un lavoro che affila la curiosità.

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