Recensioni

Dopo l’esordio Parlo sempre con le persone sbagliate e l’EP Ho tappato tutti i buchi con la carta assorbente, il cantatutore savonese – ma anche regista e blogger – Corrado Meraviglia torna con L’occasione, sophomore che prosegue lungo i binari di una canzone d’autore sporcata da riverberi rock di matrice Nineties.
Lasciati da parte gli afflati maggiormente sperimentali del debutto – dove non mancavano strizzate d’occhio a post-rock e synth pop – il musicista si inserisce definitivamente nel canone della canzone d’autore, attraverso un percorso che attinge tanto alla vocalità roca e incombente di un Rino Gaetano, quanto all’ermetismo lirico di un Paolo Benvegnù. Le undici tracce de L’occasione, tuttavia, faticano a smarcarsi dai modelli di riferimento, non riuscendo a creare un passaggio sonoro che, se non del tutto personale, riesca perlomeno a costruire una formula riconoscibile: a partire dall’intro piano-voce della title-track, tutti i brani del disco alternano atmosfere pacate e confidenziali – ad esempio nella nenia acida di Sam o nella quiete acustica di Lampione – al piglio energico di chitarra e batteria, come mostrano anche Vacanza e Luccica, uniti a un certo gusto per la ballad elettrificata (Le mie manie).
Il mood sognante e disilluso che colora tutto l’album si esprime attraverso testi volutamente frammentati e introspettivi, che, nonostante si distacchino da una generale tendenza verso il semplice racconto della quotidianità (peraltro, già sentita troppe volte tra gli autori di casa nostra), non riescono a formare una base narrativa convincente fino in fondo. Il risultato sono brani in cui predominano una certa ripetitività nei suoni e nelle parole e una certa vaghezza nei contenuti, e che non riescono ad imporsi in maniera definitiva sull’ascoltatore.
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