Recensioni

C’è un’ironia di fondo, quasi una posa punk nel senso più situazionista del termine, nel nome scelto dal quartetto di Brighton. Ma se congratulations (rigorosamente in minuscolo) nasce da un’immagine di disperazione goliardica, la sostanza musicale di Join Hands è tutt’altro che casuale. Il debutto per Bella Union ci consegna una band che ha passato ore a calibrare un tira e molla stilistico tra l’urgenza garage e una raffinatezza pop che guarda con intelligenza alle strutture degli anni ’80.
Il grande pregio del disco risiede nella sua capacità di far convivere texture apparentemente distanti. Le chitarre di Jamie Chellar, affilate e dai tagli netti, si intrecciano con sintetizzatori granulosi e, inaspettatamente, con aperture orchestrali che aggiungono una profondità quasi psichedelica, in particolare nella cura dell’uso degli archi su Bubbles. Nonostante la band proceda con un caleidoscopio testuale e flussi di coscienza, l’album mantiene una coerenza interna invidiabile: le dieci tracce sembrano parlare una lingua comune, un diario collettivo che trasuda l’energia di chi gestisce autonomamente ogni centimetro del proprio universo sonoro, senza scivolare nella forma del concept album.
Gran parte del merito va alla produzione di Luke Phillips, in piena affinità con la band, che riesce a dare al disco un tiro moderno e muscolare senza mai soffocare la dinamica. L’esempio più fulgido è sicuramente il singolo Fought 4 Love, uscito lo scorso novembre: un brano con un riff travolgente capace di incastrarsi in testa al primo ascolto grazie a una struttura pop pressoché perfetta.
Tuttavia, il disco non è esente da qualche passaggio a vuoto che ne frena la corsa verso l’eccellenza. È il caso di Jonny Hands, un brano che sembra soffrire di un eccesso di sovra-elaborazione: tra una saturazione di effetti un po’ stucchevole e un ritmo che scivola nella banalità, l’inserimento di certi suoni orientaleggianti finisce per risultare fuori contesto, spezzando quella vivacità contagiosa che caratterizza il resto della scaletta.
Al netto di queste piccole flessioni, Join Hands resta un biglietto da visita solidissimo. I congratulations non sono solo “i Power Rangers del punk rock” per via delle loro divise colorate; sono musicisti capaci di prendere maledettamente sul serio il divertimento, confezionando uno dei debutti più freschi di questa prima parte dell’anno.
Amazon
