Recensioni

In un mondo musicale in cui le epoche e gli stili che si succedono sono spesso un eterno ritorno, può capitare che una band nata nel 1984 arrivi all’esordio discografico nel 2015. La storia è quella dei Colour Moves, formazione milanese costituita da Luca Cajelli (basso), Daniele Gavino Mura (batteria), Marco Magistrali (tastiere), Sergio “Saccingo” Tanara (voce) e Luigi “Gigi” Pecota (chitarra – poi sostituito dal Giorgio Ciccarelli che diventerà una colonna portante anche di Afterhours e Sux!). I Nostri pubblicano nel 1985 una cassetta con quattro demo, oltre a un pugno di singoli sparsi negli anni seguenti in varie compilation, per poi finire per consunzione una parabola che invece avrebbe potuto regalare buone cose.
Almeno a giudicare da A Loose End, un disco che se da un lato recupera in toto – e rivendica – un post punk fideistico, glaciale e tagliente, oltre a un suono decisamente monocromatico, dall’altro innerva le geometrie dei brani con un’originalità superiore a quella di molte cose ascoltate negli ultimi anni di revival imperante. Discorso che vale sia per i brani risalenti al biennio ’86/’87 (compresi nella seconda facciata del disco), sia per i sette inediti (composti in quegli anni, ma mai incisi prima) che costituiscono la prima parte del lavoro.
Coltri oscure in stile Joy Division, ipotesi di Smiths sotto Valium (Over Falling Skies), ma anche tappeti di organo che ricordano i Doors firmano un connubio di wave e psichedelia sui generis, ossessivo quanto capace di aperture inaspettate e parentesi sorprendenti (la cover della velvetiana Venus in Furs è tutto fuorché banale). La parte “contemporanea” del disco regala, tra le altre, una Slow (Is My Love) che è un flipper tra Soft Boys, R.E.M. prima maniera e un certo torpore reiterato, un binomio basso-batteria esemplare come When I Fall, una Far Away From Nothing che sa di Velvet Underground o magari una There che forse non sarebbe dispiaciuta agli Stranglers.
Pubblica Interbang, e tutto il corollario di informazioni destinate alla stampa è in italiano e inglese: una decisione che la dice lunga su quali siano le naturali aspirazioni di un album (riuscito) come questo.
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