Recensioni

Una freschezza sorprendente informa queste undici miniature prodotte in scioltezza da Andrea Bracali aka Colossius, che continua così la lunga e produttiva collaborazione con Queenspectra e il suo mastermind Marco Acquaviva aka UXO. Nel 2012 erano usciti l’EP Afrika, in condivisione con Cristiano Crisci aka Digi G’Alessio, il disco solista intitolato (.) [Point], e lo splendido post-punk di Barely Illegal, a nome Agents of Decay (erano Colossius e UXO). Nel 2013 era stata la volta di Braille Funk, intestato all’omonimo progetto, ovvero la supercombo Colossius, UXO e un Digi già Clap! Clap!: il meglio del beatmaking italiano Made in Toscana.
In un mondo stabilmente sintonizzato, tra alti e bassi, sulle frequenze retromaniache, tanto da non accorgersene neppure, da tempo ormai Queenspectra propone sì un percorso di riscoperta delle radici – la cosmicità tedesca, la techno detroiteana (si vedano i più recenti lavori di UXO a nome HDADD), l’afrofuturismo di Sun Ra – ma all’insegna di un suono quadrato e cristallino, votato alla classicità, lontano da ogni possibile ammiccamento postmodernista o patina hauntologica. Non fa eccezione questo lavoro dal feel suonato e dal forte appeal cinematico, che esplora le diverse possibilità espressive del dominio percussivo spaziando dal tribalismo afrocentrico, al gamelan balinese (filtrato dalla mediazione minimalista-reicheana), al funk afroamericano, virato ora nella sua declinazione più pauperistica, ora in quella più massiccia e muscolare, se non addirittura hard (è il caso della Intro con cui si apre il disco, con un bel gioco di passaggi tra i canali stereo).
Ennesimo gioiellino del catalogo QS ed ennesima volta in cui ci vediamo costretti a indulgere in una retorica anti-esterofilia: se questo disco non fosse cosa nostra, riceverebbe ben altra visibilità e attenzione. Perseveriamo.
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