Recensioni
Quello che accade In Colorfield Variation è il nascere in audio e video di un intenso ed intimo rapporto tra artista e opera.
Una schiera di diciotto sound-artist chiamati da Richard Chartier e Taylor Deupree (Line/12k) intrattengono un simposio virtuale a suon di musica e immagini sul movimento pittorico Color Field, nato tra 1940-1950 a New York (ne hanno fatto parte Mark Rothko, Kenneth Noland, Bernett Newman per citarne alcuni), movimento ispirato all’espressionismo astratto e al suprematismo.
Non vi è nulla di casuale in questi tredici episodi liberati da puri fini estetici, fortemente affini alla plasticità, tra superfici piatte e astrattismo in colore che Steve Roden (Dark Over Light Earth) sperimenta in violino e harmonium intorno a punteggiature elettroacustiche, lavorate in sequenze con poche ma intense cromie sulle quali si appoggiano suoni e sfumature dalle tonalità più calde.
Elettroacusitca che Alan Callander (CF01), ispirandosi alle campiture di Rothko, compone su tela legandole da naturali scorci in sequenza o che Frank Bretschneider (Looping i-vi) estende ai toni più freddi con elettronica di segnale immolata tra loop, bozzetti ritmici e monitoraggi in scanner.
E ancora, i paesaggi cromatici di Stephan Mathieu (Orange Was the Color of her dress), composti con fluidità sintetiche, la timbrica di Tez, tra analisi in spettro da imprimere sul silenzio, o in bianco e nero e in continuo segnale per Bas Van Koolwijk.
Si liberano delle superfici Chris Carter e Cosey Fanni Tutti, sorpresi in pieno astrattismo i loro lungometraggi ambient devoti all’arte esposta, mentre con il capitolo Ryoichi Kurokawa e Sawako si lavora sulla scrittura, di un immacolato fondale tra pennellate istintive e gestuali più prossime all’action painting.
In chiusura Mark Fell ed Ernest Edmonds, più vicino alla recente uscita Attack on Silence tra schemi fissi bande verticali e dripping in glitch. Riusciti e comunicativi stati dell’arte da far dialogare con il linguaggio migliore in suoni ed immagine.
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