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The Tunnel And The Clearing è il settimo album per Colleen, all’anagrafe Cécile Schott. Si intuisce subito che la lavorazione casalinga dell’album, avviata nel 2018, ha attraverso un lungo periodo di buio, rappresentato nello specifico da una malattia non diagnostica, dalla fine di una relazione importante e dal lockdown imposto dalla recente pandemia, per poi esplodere in un rischiaramento, in una pulizia di idee espressa attraverso le armonie, le melodie e le ritmiche della musica. Se guardiamo indietro, al precedente percorso della multistrumentista francese ormai ubicata in Spagna, per la precisione a Barcellona, troviamo tre dischi interamente strumentali e dopodiché l’inserimento delle prime parti cantate in The Weighing Of The Heart, seguito da quel piccolo capolavoro di dub sperimentale che era stato Captain Of None del 2015 e dallo stravolgimento attitudinale di A Flame My Love, A Frequency del 2017, laddove i sintetizzatori – filtrati attraverso pedali Moog – entravano in pianta stabile e l’inseparabile viola da gamba veniva invece del tutto accantonata.
Proprio a Barcellona, nominata poc’anzi, è dedicato il primo pezzo, che è stato estrapolato da The Tunnel And The Clearing, cioè l’onirico Gazing At Taurus – Santa Eulalia, quest’ultima non a caso patrona della città, composto, eseguito, registrato, mixato e prodotto in completa autonomia come gli altri sei in scaletta. Gli altri tre episodi provvisti di voce, per elementari testi filo-zen proiettati verso la trascendenza, fluttuano, riverberano e sognano tra cadute e attese di rivelazioni, implosioni ed esplosioni, risvegli e scorrimento naturale di correnti esistenziali. Per il resto, l’iniziale The Crossing si fa immediatamente morbida reiterazione, mentre la title track irrobustisce la componente space-sintetica e Gazing At Taurus – Night Sky Rumba è giocosamente indicativa sin dal suo titolo.
Nel complesso, l’album è stato descritto come un’opera contemplativa, dedicata all’elaborazione della vasta gamma delle emozioni. Da un punto di vista sonoro, a questo giro di giostra vi sono meno contrasti e per forza di cose meno scossoni, se non quelli appunto innescati dal sentire umano, in favore di una miscela organica, al solito sospesa idealmente tra ricerca avanguardista e comunicazione pop, a base di organi processati attraverso elettronica analogica e drum machine pulsanti (Elka Drummer One, Roland RE-201 Space Echo, Moog Grandmother, assieme a una tastiera Yamaha e di nuovo a effetti al Moog). Insomma, c’è una luce in fondo al tunnel: per fortuna, una volta tanto non si tratta di un treno, bensì della musica rasserenante di Colleen.
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