Recensioni

Bello scherzo a chi aveva creduto che Behave Yourself, l'ep registrato dal combo californiano nel corso della tournée estiva, segnasse un ritorno alle atmosfere waitsiane del classico esordio di tre anni fa.
“Volevamo fare qualcosa di ricco e classico” ha dichiarato Nathan Willet in occasione della presentazione del nuovo Mine Is Yours. Detto fatto. I Cold War Kids perseverano pervicacemente ad esplorare le pieghe oscure dell'animo umano, ma la loro poetica della sconfitta riluce di un sound epico ed estremamente levigato.
Le ambizioni, non certo celate, sono quelle di inserirsi nell'alveo della tradizione americana di band come R.E.M., affiancarsi a quegli autori ispirati e dolenti come i Buckley (papà Tim e figlio Jeff). Lo fanno colorando di accese tinte pop il loro soul bianco, facendo di brani come Louder Than Ever e Sensitive Kid il grimaldello melodico per scardinare le resistenze di chi non si era lasciato irretire dalle asperità di Hang Me Up To Dry.
Sanno di giocarsi molto con questo album, per questo ci mettono l'anima, in tutti i sensi: innalzando potenti preghiere laiche, rilassando i nervi sulle ritmiche esotiche e liberatorie di Matt Aveiro, mostrando, in generale, un pò di quell'ottimismo e di quella pace interiore senza le quali si fatica a vendere dischi.
Facile parlare di abdicazione al gusto popolare. La verità è che da un eventuale successo di Mine Is Yours sarebbe il mainstream a trarne giovamento, sollevandosi almeno un pò da quella palude in cui giace.
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