Recensioni

Ennesima uscita Labrador, ennesimo album pop crepuscolare, autunnale, delicato, a mezza tinte, romantico e chi più ne ha più ne metta. Il timore è che l’etichetta svedese si adagi troppo sugli allori finendo per replicare sempre le stesse creature. Però c’è ben poco da reclamarle quando sono i Club 8 ad essere chiamati in causa. Ché il duo in questione non è certo l’ultimo arrivato, anzi. The Boy Who Culdn’t Stop Dreaming rappresenta addirittura il loro sesto album in studio.
La carriera musicale di Karolina Komstedt e Johan Angergårdin dodici anni è ormai un’imprescindibile fetta di storia del pop scandinavo. È vero, la loro formula musicale è oramai un ripetere se stessa, ma sicuramente non ha pretese rivoluzionarie. E quando i risultati sono album come questo non c’è veramente niente da recriminargli. È tutto così raffinato ed elegante che le canzoni sembrano quasi sopraggiungere in punta di piedi lasciando impercettibili orme sulla neve circostante.
Un accurato twee pop sospeso tra leggere, frizzanti e malinconiche melodie. Un ideale punto di contatto tra i Kings Of Convenience, i Belle And Sebastian e gli Stereolab.
Che dire, infine, se non che la Labrador ha colto il bersaglio anche stavolta. Speriamo solo che in futuro riesca ad osare un poco di più, anche se i risultati dovessero essere meno convincenti di quelli finora raccolti.
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