Recensioni

7.3

Esce per Octopus Records questa raccolta di saggi sull’arte musicale del Cappellaio Matto e i motivi di interesse sono molti. In primo luogo perché si parla di Syd Barrett, con tutta l’aura di obliquità chimica che il Nostro si porta dietro e le difficoltà a rielaborare un songbook così particolare. Poi perché a dar voce alla psichedelia slabbrata di The Madcap Laughs, Barrett e Opel è un plotone agguerritissimo di band (più o meno) underground internazionali e italiane. Infine perché i brani proposti sono quasi sempre reinterpretazioni – spesso radicali – e non a omaggi rispettosi, fatta eccezione forse per le sole It Is Obvious di Moltheni e Love Song dei Roses King Castles.

Il che significa ascoltare i notevoli Fuh trasformare una Long Gone in origine chiaroscurale in un assalto sonico spropositato, i Gasparazzo sollazzarsi con una versione reggae di Love You (si, Syd Barrett funziona anche in “levare”), i Super Elastic Bubble Plastic ritagliare una efficacissima Dominoes su un tappeto noise, i Baby Blue “garagizzare” una Dark Globe trasformandone l’innocente disperazione originale in una cavalcata scoordinata e sonnacchiosa di chitarre elettriche. La palma di “miglior talebano delle cover” va a Vanproof (Baby Lemonade), Entrofobesse (She Took A Long Cold Look) e Filippo e Francesco Gatti (Golden Hair), capaci di trasfigurare completamente i brani passati sotto setaccio, mentre quella di “episodio più stiloso” se la aggiudica una Terrapin degli Atari in bilico tra sussurri e elettronica.

Oltre alle formazioni citate sono della partita anche Mesmerico (No Good Trying), Low-fi (No Man’s Land), Mad Hatters Project (Octopus), From Tropics With Love (Rats) e quei Jennifer Gentle emanazione diretta del verbo del Cappellaio Matto, qui chiamati a spiegare una Opel per tradizione margine estremo della produzione ufficiale di Barrett. In un disco che impone un giudizio più che positivo, visto come si arrischia a maneggiare materiale ampiamente interiorizzato senza scadere nel ridicolo e anzi aggiungendo classe a un canzoniere di per sé già geniale. Quest’ultimo raccolta di spaccati musicali inaspettatamente malleabile, tanto da non temere nemmeno attualizzazioni lontane anni luce dallo stile originale del suo autore.

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