Recensioni

7.3

Questo disco – il terzo vero e proprio per la band dell’Hampshire –
s’intitola come ogni recensione, credo, dovrebbe concludersi: Dio salvi
i Clientele. Già. Non fosse che per la cocciutaggine con cui portano
avanti la loro ossessione/visione. L’amore sconfinato per lo psychopop
onirico dei tardi sixties, quel perdersi nelle caligini di
un’inquietudine emotiva che all’inizio sembrava solo un ottimo
espediente e invece si è rivelato negli anni canovaccio inesauribile,
matrice di variazioni sul tema ancora oggi – ancora una volta –
convincenti.
Accolta in formazione la tastierista e violinista Mel Draisey, forti dell’accorta produzione di Mark “Lambchop” Nevers e degli arrangiamenti orchestrali dell’anglo-francese Louis Philippe,
i Clientele ci propongono dunque quattordici canzoni che scendono a
patti col loro tipico spazio-tempo raggelato, luogo-non luogo del cuore
e della mente, soul brumosi dalle strane sbavature psych (I Hope You Know), folk ectoplasmatici tra incantesimo e allucinazione (No Dreams Last Night), struggimenti fantasma da antichi adolescenti (il chamber pop tra Bee Gees e Left Banke di Isn’t Life Strange?) e brevi soundtrack per miraggi trafelati (il boogie acido di The Garden At Night, il palpitante errebì di The Dance Of The Hours).

C’è
la sensazione che MacLean e soci abbiano raggiunto in contemporanea
l’equilibrio delle forme (vedi le imprendibili sovrapposizioni vocali,
il contrasto tra i turgori del basso ed il luccichio di tastiere e
chitarre, la sfuggente cremosità degli archi) e la maturità della
scrittura, al punto che persino i momenti più “automatici” sembrano
colti dalla scatola dei sogni, si tratti dell’inquietudine obliqua di Somebody Changed, del carezzevole languore di Dreams Of Leaving, della sierosa malinconia di Here Comes The Phantom, delle ombre a folate sul cuore di Winter On Victoria Street… C’è anche il valore aggiunto di una The Queen Of Seville che insegue gli abbandoni desertici dei Mojave 3 e quella Bookshop Of Casanova

che sbruffoneggia con piglio quasi dance, a ribadire che sarebbe l’ora
di allargare la cerchia dei consensi. Se lo meriterebbero, e farebbe un
gran bene al beneamato pop. Pertanto: Dio salvi i Clientele

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