Recensioni

I losangelini Claw Hammer catturati all’altezza della loro svolta major, dopo anni di praticantato indie. L’anno è il 1995, quello dell’album Thank The Holder Uppers (Atlantic), e davvero un solo rammarico si può esprimere, una volta finito di ascoltare e riascoltare questo live: peccato non esserci stati quella sera in Texas. Peccato perché la band di Christopher Bagarozzi (chitarra), Jon Wahl (voce) e Robert Walther (basso) dal vivo spaccava. Anzi: spacca ancora in questo disco. Come in Moonlight On Vermont, con quell’armonica a bocca per intermezzo, lo stomping fatale e blusey, la voce di Wahl che richiama tutti, ma in fondo nessuno.
Un po’ Axel Rose, un po’ Capitano Cuor di Bue, un po’ un adolescente strafatto. E un po’ nessuno proprio. E non mancano qui i ‘classici’ della band riproposti: Succotash (da Ramwhale, SFTRI, 1992) o ancora Malthusian Blues e William Tell (da quel capolavoro che ha nome Pablum, Epitaph, 1993). E poi l’omaggio agli eroi assoluti di questo folle combo: i Devo. Una cover dal loro capolavoro: una Uncontrollable Urge che tira da matti, perfetta!, e che ci ricorda che questo è proprio il gruppo che omaggiò i prime movers di Akron coverizzandone per intero il primo disco a 33 giri. Peccato manchino all’appello piccole gemme, come il lato a sul loro terzo 7", datato 1989: Candle Opera, quella dove forse emerge con più compiutezza un’altra bizzarra influenza del gruppo, specie per il cantato di Wahl, ossia i Guns N’ Roses.
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