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7.5

Non si offenderà Rocchetti se gli diamo del carpentiere, giocando un po’ col titolo del comeback. Dopotutto di complimento si tratta, visto che più che artista lo consideriamo un vero e proprio artigiano della musica. Uno che intarsia suoni più o meno rumorosi, più o meno abrasivi, più o meno disturbanti con la cura e l’attenzione dei vecchi incisori.

Costruisce, Rocchetti. Usando strumenti e strumentazione noti, dà forma all’ignoto fluire della sua musica, crea collages e pastiche in cui convivono naturalmente, senza screzi né titubanza, accenni di ritmi techno e ambient glaciale, horror soundtrack e drones estatici, mozzichi di contemporanea e malinconia tardo-adolescenziale, incrinature materiche e atmosfere mesmeriche… Aspetti noti, eppure mai come in The Carpenter l’equilibrio e l’amalgama degli input antitetici è stato reso in modo così personale.

E c’è un lavoro di squadra dietro: la crème de la crème dell’Italia più off: Giuseppe Ielasi masterizza, Lorenzo Senni e Be Invisible Now! vanno di grafica e layout, Stefano Pilia, Jukka Reverberi, Beatrice Martini, Margareth Kammarer suonano qua e là, Boring Machines e Wallace producono in cd, Presto! e Holidays in vinile. Sopra tutto e tutti c’è però il Rocchetti musicista, oggigiorno simile solo a se stesso. Non un pregio da poco.

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