Recensioni

6.5

Già da qualche uscita Clark si sta concentrando sulle colonne sonore (vedi i recenti Daniel Isn’t Real e Kiri Variations), e più in generale su produzioni che sono incontri tra elettronica e strumentazione acustica/cameristica. Playground In A Lake, pubblicato su Deutsche Grammophon, ci restituisce la dimensione più bucolica di Clark le atmosfere sono dark-folk, dense di archi, per ammissione di Clark stesso ispirate ai lavori del cantautore e compositore americano Scott Walker.

Voci impalpabili e sintetizzatori, prima appena accennati e nascosti tra gli strumenti acustici, poi lasciati liberi di disegnare umori neoclassici, concorrono a creare quell’atmosfera austera e pastorale che segna tutto il disco (e che comunque non suona come un’assoluta novità per i seguaci del produttore di St. Albans). Un disco che per sua stessa natura conta molte collaborazioni tra gli altri, il cantante e compositore del giro Erased Tapes Kieran Brunt (Shards), con il violoncello il collaboratore dei Radiohead (e affermato solista) Oliver Coates e con il clarinetto Chris Taylor dei Grizzly Bear.

“In linea di massima, Playground In A Lake vuole raccontare il cambiamento climatico vero, ma declinato in termini mitologici. È la storia dell’uomo sulla terra, del tradimento di un bambino innocente che sta diventando adulto; è la costruzione di un guscio sopra la nostra gioventù. È il cortile che seppelliamo e un pianeta affondato; il mito dell’estinzione.” Così Clark descrive questo lavoro, e sicuramente riesce nel suo intento di concept album, bucolico, austero, per certi versi volutamente monocromatico, ma questo basta, date le intenzioni per il Clark più Warp (e meno Deutsche Grammophon) forse bisognerà aspettare…

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