Recensioni

Già da qualche uscita Clark si sta concentrando sulle colonne sonore (vedi i recenti Daniel Isn’t Real e Kiri Variations), e più in generale su produzioni che sono incontri tra elettronica e strumentazione acustica/cameristica. Playground In A Lake, pubblicato su Deutsche Grammophon, ci restituisce la dimensione più bucolica di Clark – le atmosfere sono dark-folk, dense di archi, per ammissione di Clark stesso ispirate ai lavori del cantautore e compositore americano Scott Walker.
Voci impalpabili e sintetizzatori, prima appena accennati e nascosti tra gli strumenti acustici, poi lasciati liberi di disegnare umori neoclassici, concorrono a creare quell’atmosfera austera e pastorale che segna tutto il disco (e che comunque non suona come un’assoluta novità per i seguaci del produttore di St. Albans). Un disco che per sua stessa natura conta molte collaborazioni – tra gli altri, il cantante e compositore del giro Erased Tapes Kieran Brunt (Shards), con il violoncello il collaboratore dei Radiohead (e affermato solista) Oliver Coates e con il clarinetto Chris Taylor dei Grizzly Bear.
“In linea di massima, Playground In A Lake vuole raccontare il cambiamento climatico vero, ma declinato in termini mitologici. È la storia dell’uomo sulla terra, del tradimento di un bambino innocente che sta diventando adulto; è la costruzione di un guscio sopra la nostra gioventù. È il cortile che seppelliamo e un pianeta affondato; il mito dell’estinzione.” Così Clark descrive questo lavoro, e sicuramente riesce nel suo intento di concept album, bucolico, austero, per certi versi volutamente monocromatico, ma questo basta, date le intenzioni – per il Clark più Warp (e meno Deutsche Grammophon) forse bisognerà aspettare…
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