Recensioni

Alle porte del primo disco dei Clark Nova, gruppo di Varese conosciuto per caso al M.E.I. di Faenza (novembre 2003), mi trovo fra le mani una lunga demo e l’esperienza di un concerto sorprendente.
Cinque pezzi colmi di sensazioni vorticanti per una mezz’ora scarsa di melodie ingenue ma acide, a tratti semi-acustiche e a tratti graffianti, di forte impatto emotivo. Chitarre ora aggressive ora gentili per un acid-rock psichedelico con tendenze melodiche. Batteria pressante. Basso semplice e sincero. Ogni pezzo si presenta in tutta la sua freschezza, senza nascondere niente all’orecchio, sorpreso dalla naturalezza con cui si lasciano gustare e apprezzare, senza pretese di alcun genere. Finali dilatati fino all’inverosimile. Metallicità alla Spacemen 3. Tratti elettro-acustici inglesi. Ed energia, un’energia impressionante.
The Poser. Si parte con una chitarra sommessa, che poi lascia spazio a semplici accordi e incessante charleston, cornice per una voce calda e morbida. Comincia l’ascesa. La morbidezza lascia a tratti il posto a sommesse e straniate grida lontane. E la velocità comincia la sua scalata, aumenta il ritmo e crescono le emozioni. Fino a chiudersi con uno spegnersi improvviso al limite della rottura. Un secondo di pausa ed eccola di nuovo, in tutta la sua semplicità e armonia. Hollywood Holocaust non dimentica ciò che è appena passato, piuttosto sospinge ad ampliare l’orizzonte dei suoni per coinvolgere sempre più. E poi l’apice, Butterfly Oil. Voce dolce. Chitarra da brivido sostenuta da un armonico moog per un volo faticoso verso un picco orgasmico, climax ascendente che trascina in mondi empirici che circondano e catturano, lacerando una parte labile in fondo all’abitacolo della sensibilità. E My Own Night regge il gioco. L’adrenalina non cala. Fino ad arrivare alla conclusione, So Young. Tutto si fa dolce, melodico, da camera di decompressione. Almeno inizialmente. Ma inaspettatamente aumenta sia in velocità che ritmo. Poi, l’epilogo. Lamenti e voci sovrapposte, sussurri, grida e canti che si intrecciano e lasciano una sorta di amaro in bocca. Invita a lasciarsi riascoltare ancora. E ancora. E ancora.
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