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Tredicesimo disco per il Clan Of Xymox, che poi oggi si limita al solo Ronny Moorings, almeno rispetto alla formazione originale. Non manca, evidentemente, la continuità: il clan produce il solito synth-goth-pop che farà tanto piacere agli amanti del genere. Un carpiato indietro nel tempo, come se nulla fosse cambiato, all’ennesima rispolverata di quel sound che faceva a collante tra goth punk, proto EBM e pop sintetico.

Il confine tra oscurità e ballabilità, ancora una volta, risulta – felicemente – tremolante, continuamente valicabile senza che la risposta sia definitiva. Non è la prima volta che la band olandese fa surf sulla dicotomia dance-horror. E a giudicare da alcune soluzioni elettro di stampo mitteleuropeo (Delete), una delle cose che riesce a fare meglio è rinverdire il pacco di dischi dei dj di genere (My Chicane). Il mondo riprodotto è in provetta ma non caricaturale, disegnato con destrezza e senza il timore di sembrare la copia di sé. Punto di riferimento è sì l’incrocio tra New Order e Sister Of Mercy; eppure spezzeremmo una lancia, tra i fondatori che crearono le condizioni di possibilità per tutto questo, per i Clock DVA (My Reality), influenti più di quello che si pensi in un suono come quello dell’ultimo Clan Of Xymox.

Ciò non toglie che le ore più oscure di Darkest Hour decidano di prendere la forma della ballata gotica con i crismi dell’epoca (Dream of Fools), o di pretenziosi paesaggi orchestrali di tastiera a enfasi decrescente (la title-track). Del resto, riprodurre una tradizione vuol dire anche preoccuparsi anche del mood del proprio target. Moorings costruisce il disco tenendo bene a mente questa raccomandazione, e ciò gli vale la sufficienza.

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