Recensioni

Interessanti e non privi di originalità, i finnici Circle. Anche appesantiti da palese mancanza di misura, come attesta la dozzina di dischi sin qui pubblicata e come questo doppio live sottolinea. Registrazione di due spettacoli del 2005, uno presso la stazione radio americana WFMU e l’altro tenutosi in un club di Tampere, Arkades approfondisce il taglio più visionario della formazione, collocato dentro a panorami che echeggiano gli Ash Ra Tempel più malsani di Schwingungen ma si ricordano dei Suicide (evidenti nella traccia migliore del lotto: Ibizan Rambo), abitati da mantra vocali tra l’etnico e il patologico, nebbie di tastiere analogiche e gassosa effettistica. Una corda di tensione, tesa sopra un’espansione formale spruzzata di krauti e acido più muriatico che lisergico, mentre derive autoindulgenti si traducono da rischio latente in amara realtà.
Al loro meglio, i cinque ipotizzano dei Motorpsycho digiuni di Stooges e Sonic Youth e in ostaggio del loro ex collaboratore Deathprod. Nondimeno, il difetto di cui si dice in apertura prende spesso la mano e nel primo dischetto più che altrove: vocalizzi da sciamano stiracchiati e inciampi in una mal gestita ampollosità costituiscono l’incognita in perenne agguato, se si costruiscono brani di venti minuti attorno a una, due idee al massimo. Assai superiore il materiale proposto al pubblico di casa, l’accorparsi tra Ibizan Rambo e il nervoso levitare Maltan Haukka una tacca sopra la stordente Fuutikeri, riff hard Seventies sfumato dentro un incubo Doors–Faust che, ironico, ricomincia da capo. Non ho verificato, ma sono certo che Julian Cope sia un fan sfegatato di questo gruppo: scrivesse da queste parti, l’Arci Druido avrebbe fatto di Arkades uno dei dischi del mese.
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