Recensioni

7.3

Bella operazione di recupero per Rebirth, che in occasione del Record Store Day pubblica la raccolta Ciao Italia. Generazioni Underground. Un doppio vinile – ma ci sarà anche il digitale, tranquilli – che ripercorre, tra classici, chicche e inediti, una delle ultime vere grandi tappe rivoluzionarie nostrane. Parliamo ovviamente dell’Italian Dream House – o Italo House o Piano House, fate voi – fenomeno a cavallo tra la fine degli ’80 e inizio anni ’90 che riposizionò il Bel Paese nello scacchiere elettronico mondiale, quando appena qualche anno prima i pionieri di Chicago e Detroit avevano pagato il giusto tributo all’italo disco nel forgiare le basi di house e techno.

L’arrivo sul suolo italico di alcuni nastri con le registrazioni dei programmi radiofonici di Tony Humphries e riviste specializzate (New Musical Express, The Face), la spallata del suono House ai danni di una Italo disco che il meglio lo avevo già dato da tempo, e una corsa dei nostri selector ai titoli più in (Love Can’t Turn Around di Farley “Jackmaster” Funk & Jesse Saunders e Trapped di Colonel Abrams per dirne un paio), creò un certo fermento nel Paese per questa inedita frontiera elettronica. Proprio dai due poli statunitensi, ma anche dagli impetuosi venti londinesi, prendeva dunque forma questa nuova e inebriante variante, che valorizzava gli schemi jack e deep house della Grande Mela e della Città del Vento, dunque tanto da Marshall Jefferson quanto da Larry Heard, con le atmosfere celestiali della Motor City – ma senza l’elemento scientifico e futuribile – per elevarle a una dimensione paradisiaca ma pur sempre mediterranea e notturna, assetata di eros e carne, intrinsecamente malinconica.

La raccolta nasce per mano di Daniele “Shield” Contrini, boss della label, che a metà 2019, seguendo la scia positiva di Rebirth, sempre più autorevole e prolissa – già scavallate da tempo le 250 uscite – e la creazione di una label più laterale, Tempo Dischi, dedicata alle ristampe di classici e chicche italo disco degli ’80, decise – con l’ausilio di Stupefacente Studio per la direzione artistica – di contribuire a modo suo alle numerose indagini sul fervore di quegli anni, già da qualche anno appannaggio di DJ e appassionati stranieri. «Iniziai a chiedermi», ci racconta Contrini, «se in questo momento di confusione globale non fosse possibile lanciare un segnale. Partendo, giustappunto, proprio da quel suono che ha lasciato il segno, ancora oggi vivissimo, legato alle atmosfere deep house d’oltreoceano, ma rielaborato e ricostruito con un gusto e un sapore tipico della nostra cultura, che ha sempre avuto una marcia in più per la melodia. Un periodo magico, di fermento culturale e creatività non solo musicale, ma anche nell’approccio alla realtà, pieno di entusiasmo, libertà e sperimentazione».

Ristampe sul genere, non sono francamente una novità, Welcome To Paradise: Italian Dream House curata dalla Safe Trip di Young Marco è forse la più importante, ma – come segnala anche Decadancebook –  nella lista è doveroso aggiungere anche Italo House di Joey Negro (2014), Paradise House (Deep Ambient Dream Paradise Garage House From 90’s) del 2018 e Echoes Of House (Italo House Foundamentals Tracks) dell’anno successivo.

Operazioni come questa rischiano dunque di strusciare e non poco l’effetto nostalgia del caso, ma sempre Contrini tiene a precisare come il progetto sia «un tributo agli artisti che hanno scritto questa storia e che spesso non hanno avuto pieno riconoscimento, a DJ e producer che quasi a loro insaputa hanno fatto parte di un’onda, di un movimento propulsivo che nasceva negli studi di registrazione, divampava nei club, e si propagava nei negozi di dischi, luoghi di incontro e di scambio culturale. Insomma, una spinta per una possibile evoluzione, con la voglia di trasmettere quell’atmosfera, senso di empatia e creatività che si respirava allora. E riviverlo per qualche istante, può forse darci una uno stimolo importante per il futuro. Spero che l’Italia torni presto a creare, a produrre qualcosa di ‘proprio’, ad avere una sua personalità, anche rischiando, a fare scuola e a guidare, piuttosto che inseguire mode e tendenze che arrivano da fuori».

Molti degli artisti coinvolti hanno risposto alla chiamata alle armi con un certo entusiasmo, ma tirare le fila è stato tutt’altro che semplice. I motivi sono più o meno quelli ovvi del caso, dal producer restio a cedere i diritti, alle difficoltà logistiche di risalita della filiera per arrivare a editori e proprietari. Senza contare problemi con la qualità dei nastri originali e le conseguenze tecniche del caso.

Leo Anibaldi

Nel tracciare un quadro della situazione ci vengono incontro anche Andrea Benedetti ed  Eugenio Vatta, figure centrali del Sound Of Rome che in quegli anni, nel progetto Frame, fecero un passo laterale nella loro produzione, incidendo la WS Gordon presente in scaletta. Lo stesso Benedetti, autore tra l’altro della fondamentale lettura Mondo Techno, sottolinea come lui e il partner non si sentissero parte di quel circuito dream house: «avevamo un background diverso, ma sicuramente amavamo molto anche la parte più melodica della Techno di Detroit come Carl Craig o quella inglese dei B12, Kirk Degiorgio e label come A.R.T. o Likemind. Ci piacevano anche alcune produzioni più deep house come quelle dei Burrel Brothers ed in generale certi pezzi di Nu Groove, ma non avevamo l’intenzione di far parte di un genere specifico. Sicuramente sentivamo che c’erano degli spazi di sperimentazione sia nell’house che nella techno, è stato tutto molto naturale».

WS Gordon, inedita fino ad oggi («Forse era troppo avanti», afferma Vatta), è una luminosa e raggiante escursione acid house tra le nuvole che prende il nome da un cane abbandonato e salvato ma sfortunatamente deceduto proprio nel giorno in cui venne scritta la melodia del pezzo, debitore di salvifici ascolti a base di Pat Metheny nei momenti di sosta dalla sessioni techno negli studi romani: «La sua natura methenyana» prosegue Vatta «nasceva dal fatto che spesso ci sentivamo a fine giornata i dischi di Metheny unendo così le ore nel “frastuono” techno alla pace di fine giornata. Un momento di relax condiviso anche con i nostri amici, Lory D compreso. Poi ho sempre pensato, con presunzione, che se Metheny avesse inciso un brano elettronico lo avrebbe fatto così. Infatti, se lo missassi oggi terrei molto più alto il canto. È un brano bizzarro, nel suo stile forse ha pochi riferimenti con altri, una sua atmosfera onirica ipnotica e affascinante. Ricordo ancora che il provino che feci piacque molto a mia madre». Ah, sappiate che un altro loro pezzo, Goodbye, che seguiva sempre questa scia dreamy, ma firmato a nome The Experience, era dedicato invece – sempre per tragici motivi – ad un gatto. Strane coincidenze.

La riscoperta di quelle release, dicevamo, senza tirare fuori la metafora del profeta, è un fatto soprattutto straniero. Il digging degli ultimi anni ad opera di numerosi DJ e producer, in primis olandesi, tedeschi e inglesi che hanno cominciato a mettere sul piatto quei dischi, ha riacceso l’attenzione su un fenomeno che al contrario, dalle nostre parti, non gode tuttora di particolare luce. Basti pensare che su alcuni gruppi dedicati diversi appassionati ergono a figure mitologiche diversi disk jockey italiani, uno su tutti il resident dell’imperiale Corrado. Per Contrini buona parte dello scarto è tutta nella sostanziale differenza di visione, con una mentalità straniera più aperta nelle esplorazioni a ritroso. Occhio però, non mancava certo qualche sottile sberleffo nei confronti di quella musica, e il tag spaghetti house nascondeva dietro un sorriso il più classico degli stereotipi.

A livello di volumi di vendite, le hit non furono molte, ma finirono per diventare veri e propri inni. La traccia poster è certamente l’omonimo capolavoro di Sueño Latino, progetto di Andrea Gemolotto, Massimino Lippoli e altri, che ridisegnò le atmosfere dell’affresco avanguardista di E2-E4 di Manuel Göttsching tirandone fuori il lato più seducente e provocante. Anche se, diciamocelo, l’interpretazione di Carolina Damas era piuttosto trash. Un gioiello che venne rivisitato dallo stesso Göttsching, che mise la chitarra nella Winter Version, ma soprattutto da Derrick May, autore di un superbo remix che issava l’asticella proprio a partire da quei tipici pattern tribali incontrati più volte nella sua discografia. E proprio il take del genio detroitiano, dice Benedetti, chiudeva un ideale cerchio e gioco continuo di influenze, richiami e riferimenti. La versione qui presente è quella firmata dal solo Gemolotto (Cutmaster G), colonna inamovibile del movimento, che ritroviamo in tracklist anche a nome Dalì con Franco Rago, Gigi Farina e Leonardo Marras.

Andrea Gemolotto – Ricky Montanari – Massimino Lippoli – Flavio Vecchi – Cirillo

Difatti, le esigenze discografiche e le accese rivalità del periodo imponevano ad artisti ed etichette – MBG International Records, DFC , Pin Up, AVC, Creative Label sono alcune tra le più illustri del periodo – di reinventarsi continuamente, con un fiorire di alias, progetti oscuri e label fittizie che misero in piedi un inestricabile reticolo di uscite su cui orientarsi. E Dio salvi Discogs. Qualche altro nome? Troviamo l’Alex Neri anni luce prima del successo planetario con i Planet Funk (ma è obbligatorio rispolverare anche i lavori come Kamatasutra e Green Baize), il Maestro Don Carlos – tra i preferiti di un fuoriclasse come Glenn Underground – ma anche Leo Anibaldi (la sua Elements del ’91, di una bellezza abbacinante, brillante tassello nell’importante parentesi a tinte house prima della discesa nella paranoia dell’acid techno, è un must per questo tipo di raccolte e uno dei vertici dell’eccellente produzione dell’artista capitolino), DJ Ralf, Sasha (no, non quell’Alexander Paul Coe) ma anche Francesco Kekko Montefiori con Keytronics (in scaletta abbiamo l’ottimo inedito A Little Piano In My House, ma andate a riascoltarvi anche quella perla di Calypso of House).

Ascolto consigliato soprattutto per i neofiti, ma anche chi è già avvezzo avrà di che godere. Per uno sguardo storico su quegli anni c’è anche l’inserto di Elia Zupelli che ripercorre le tappe attraverso fotografie, interviste e altro materiale croccante. E se cercate altri nomi che stanno portando il testimone con una certa autorevolezza, vi segnaliamo personalmente le uscite di Cosmic Rhythm.

Ralf e Claudio Coccoluto a Fiera Rimini
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