Recensioni

“Ben mi ha fatto davvero un gran regalo; sono stato sulla strada per molto tempo, lui mi ha messo sul palco di fronte ai suoi fan in teatri leggendari”. Ben di cognome fa Harper e il ragazzo della strada è il cantautore e virtuoso della chitarra Christopher Paul Stelling. L’artista di Asheville in Best Of Luck, suo quinto album in studio prodotto appunto da Ben Harper, ripercorre le strade boscose del North Carolina su un pick-up Ford degli anni ’60, alla ricerca di una nuova e ritrovata serenità dopo anni turbolenti. I dieci brani del disco sono meditazioni delicate, ninne nanne strumentali, unite dal magistrale fingerpicking del talentuoso Stelling. Ben Harper ha confessato di avere immediatamente riconosciuto uno spirito affine nel virtuosistico finger-picking di Stelling, “è stato come trovare un John Fahey o un Leo Kottke che ernoa anche cantanti eccezionali”. Best Of Luck è un disco raffinato ed estremamente piacevole che può ambire a diventare la perfetta intersezione tra il folk e il soul, trasformando dubbi e dolore in messaggi di resilienza e speranza.
L’apertura, affidata all’acustica classicità di Have To Do For Now, fotografa la paura di perdere i ricordi e sul sollievo di lasciarli andare: chitarra impeccabile e percussioni leggere esplorano la vita del cantante, da una brutta caduta da ragazzo alle lotte di un musicista durante tour difficili. Le palpitazioni folk-blues di Until I Die cambiano velocemente ritmo grazie a una chitarra cruda e pulsioni selvagge che si sciolgono nello pseudo valzer – cantato in falsetto – di Made Up Your Mind; con la luminosità contagiosa à la Motown di Trouble Don’t Follow Me si palesa la grande capacità di Stelling di attraversare i generi riuscendo a rispettarli tutti. La circolarità strumentale di Blue Bed, la leggerezza folk di Something In Return preparano il campo allo slittamento elettrico del rock’n’roll gridato a squarciagola in Hear Me Calling prima di chiudere il set con la ballad distensiva di Waiting Game, l’ottimismo da diapositiva di Lucky Stars, e l’onestissima ninna nanna pianistica di Goodnight Sweet Dreams.
Il candore di Christopher Paul Stelling è l’ingrediente chiave della sua arte: nei quattro album precedenti, il chitarrista ha esplorato le terre a cavallo tra blues, folk e country, legati insieme dalle lamentele brucianti che richiamano alla mente i profeti dell’Antico Testamento. Stelling scava in profondità per evocare i fantasmi di un passato non troppo lontano solcato dalle dipendenze.
Best Of Luck è il primo disco figlio di un produttore e di un processo creativo completamente collaborativo, un lavoro dall’umore musicale gentile con tutte le paure, le incertezze e le oscurità dei nostri tempi: l’immobilità, nemica negli anni passati dello stesso Stelling, diventa qui qualcosa che ha a che fare con il senso di sfida, con il contatto recondito con la propria, seppur sofferente, intimità. Un disco riuscito e piacevole sulla fiducia, da dare tanto agli altri quanto a se stessi,
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