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Sul finire degli anni ‘90 in Francia è nato l’intuitismo, un movimento artistico che considera le diversità come una fonte di ricchezza da cui nasce l’arte. Ecco, Chris è un album Intuitista. Se Chaleur Umaine, l’album di esordio di Christine and the Queens, elegante, misurato e incredibilmente pop è stato un mezzo per raccontare l’interiorità dell’essere donna, con Chris viene fatto un ulteriore passo in avanti attraverso l’esaltazione della libertà di essere una donna oltre ogni stereotipo. Letissier, la donna che si cela sotto lo pseudonimo della cantante, si sviluppa nel confronto con l’universo maschile e con quello delle drag queen: amando donne, uomini e transessuali abbatte le barriere di genere, scegliendo di pubblicare i suoi album in inglese e in francese fa suo il concetto di dualità impersonata da Chris, personaggio che decide di viversela fino in fondo, dal look mascolino e muscoloso ai testi delle canzoni, diretti e sboccati.

Il paragone che viene spontaneo è quello con Madonna, modello femminista venerato dal mondo gay, portatrice nel mondo di una libertà identitaria, regina del pop e soprattutto icona degli anni ‘80. Madonna appunto e gli anni ’80, binomio intrinseco di un album semplicemente ed elegantemente pop che punta molto sui testi e non sul ritornello per portare a segno il proprio messaggio. «Girlfriend / Don’t feel like a girlfriend / But lover / Damn, I’d be your lover» si canta in Girlfriend, perché la donna che racconta Letissier è – similmente a quella propagandata da Anna Calvi – libera di essere predatrice e lussuriosa. C’è poi il lato più sensibile e dilatato della faccenda a completamento dello storytelling dell’album. Una scelta comunque orientata verso l’esegesi, che si definisce quindi come dichiarazione d’intenti verso l’esterno, non come introspezione. Sul piano musicale questo si traduce in un sound maggiormente accattivante rispetto al precedente Chaleur Humaine, volutamente più poetico e teatrale. A mancare però è l’immediatezza del pop per le masse degli 80s. Chris è un album studiato, che ha bisogno di essere compreso e interiorizzato ma che si presta troppo bene a un ascolto non invasivo; semplicemente si lascia ascoltare. Mancano i colpi di fulmine e quelli di scena, un difetto che per la pretenziosità e le ambizioni messe in campo non può essere trascurato.

C’è poco altro da aggiungere su questo rotondo pop FM fuori e sfrontato dentro, apparecchiato grazie anche all’aiuto del pluripremiato ai Grammy Cole M.G.N. (che in passato ha lavorato non a caso con Blood Orange, Anderson.Paak, Dam-Funk, Charlotte Gainsbourg e altri ancora) e mettiamoci pure questo retrogusto Michael Jackson proposto qui non in versione Haim ma assecondando un’idea funk dai colori pastello (anche grazie a Dâm-Funk presente nel singolo Girlfriend). E’ la polpa di un album sinuoso e groovy che preferisce ammaliare più che graffiare, sedurre con eleganza invece di strapparti il cuore e anche quando lo fa sceglie modi sottilmente nostalgici, quel tanto che basta per appoggiarsi a un’idea di coscienza collettiva, di vissuto condiviso, al netto delle mille narrazioni dei social, di Netflix, della televisione on demand e dei festival tematici. L’ambizione della Letisser è lanciare un messaggio orientato al futuro e proporsi come icona musicale e culturale. Vedremo.

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