Recensioni

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È semplicemente impossibile stare dietro a tutto ciò in cui il batterista extraordinaire Chris Corsano mette materialmente mano. Solo in questo scorcio di 2024 ha collaborato con Mette Rasmussen, Jim O’ Rourke, Darin Gray di Dazzling Killmen/Brise-Glace, Bill Orcutt e molti altri ancora pubblicando 5 album per Corbett vs. Dempsey, Palilalia, Trost a cui si aggiunge questo album in solo edito da Drag City. The Key (Became The Important Thing [& Then Just Faded Away]), album in solo numero 6, ci tiene a sottolineare la press, in una discografia davvero sterminata, ci mostra il batterista americano alle prese con tutto il percorso, dal settaggio sperimentale del drum-kit alla realizzazione della copertina, in uno sforzo diy che ha sempre rappresentato una caratteristica dell’americano e che ne esalta i risvolti sonori in senso stretto.

Non è che Corsano abbia mai avuto dei paletti, spaziando dal noise all’improvvisazione e collaborando anche con artisti piuttosto lontani dai territori da lui calcati (una su tutte, Björk), ma lavorare a un disco interamente suo è come se ne avesse liberato la creatività, o per lo meno non la abbia messa in circuito con quella di altri musicisti. In sostanza, in sole 6 tracce per poco più di mezzora di musica e suonando tutto da sé, Corsano sciorina lunghe cavalcate in odor di motorik krauto (I Don’t Have Missions), sfaceli impro-noise e smottamenti post-industrial come un mash-up Wolf Eyes/Lightning Bolt cresciuto a Sheffield (Collapsed In Four Parts), una sorta di gamelan from outer space (Low Experience), saggi di free percussionismo applicato (Unlike An Empty Box, dai connotati più afro; la conclusiva Everything I Tried To Understand Wasn’t Understandable at All più ossessiva e visionaria) e sberleffi noise/post-punk che rimandano alla New York più No-wave (The Full-Measure Wash Down).

Da questa breve descrizione si sarà capito che non di sola batteria si tratta e che le screziature sono molto varie rendendo appieno quello che è fare musica per Corsano, ovvero volare agile di genere in genere, assorbirne input e suggestioni, ma mantenere una propria identità.

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