Recensioni

Nonostante difficilmente oltrepassino i confini nazionali, la Francia è una fucina instancabile di rock-band che uniscono spesso un tiro irresistibile con tentazioni mediterranee e ritmi africani, o ancora con atmosfere mitteleuropee e sperimentazioni metropolitane: è il caso dei bordolesi Chocolat Billy che, giunti al quarto album (il primo per Kythibong, prolifica label di Nantes da cui sono passati pure i più celebri americani Deerhoof), proseguono sulla scia di numerosi colleghi da tutta Europa, dai connazionali (e più gommosamente estremi) Le Singe Blanc, dai battaglieri e girovaghi italo-francesi L’Enfance Rouge e soprattutto da coloro che possiamo considerare i padri indiscussi di tutto l’alternative-rock più fiero e contaminato, battagliero e sempre ricco di groove ed idee, gli olandesi Ex (recentemente tornati con un lavoro strepitoso).
Quello proposto dal quartetto di Bordeaux è infatti un indie-rock sempre teso verso il post-punk più spigoloso e funky che, nonostante le note di copertina parlino di una mezz’ora di cieca serenità, non riesce a scrollarsi di dosso le inquietudine del nostro tempo, come dimostrano anche i due brani più validi di tutto il lavoro: se il singolo Le Monstre è un carosello up-tempo che cerca, invano, di nascondere l’inquietudine, il desert-rock febbricitante di Malade tocca assolute vette di psichedelia disturbante e delirante. A completare l’eccellente trittico centrale di questo buonissimo Délicat Déni i Chocolat Billy inseriscono i sei minuti della muscolosa e corale Subutex Mex (Nico Cosma): inevitabile e credibilissima deriva afrobeat che pare riassumere felicemente le derive più curiose e combattive del rock europeo più indipendente e di una formazione che ci piacerebbe vedere dal vivo anche in Italia.
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