Recensioni

Sono tornati gli Cheveu, il terzetto più weird di Francia e per una volta l’aggettivo non è sprecato. Sono i capostipi dell’avant garage punk francese insieme ai Feeling of love e gli Yussuf Jerusalem, gente che nel contesto di riferimento ha portato una boccata d’aria fresca con buoni agganci anche qui in Italia e al di là dell’Atlantico. Era da un po’ che non si facevano vivi se contiamo che il precedente 1000 era datato 2010.
Quattro anni che hanno reso il trio più accessibile perché in gran parte ripulito dal meccanismo lo-fi/shitgaze con chitarre che – ogni tanto – suonano come chitarre e un’aggressività limitata rispetto al passato. Bene così, il raggio d’azione che si riversa in territori pop (?) è perfetto per dar sfogo alla duttilità degli Cheveu: aumentano complessità e barocchismi, aumenta l’attenzione per i dettagli, ad esempio con un uso più fantasioso dei cori (gli ah ah ah ecclesiastici di Monsieur Perrier) o delle voci con le manipolazioni retro robotiche di Juan in a Million.
Rimane invece invariato l’otto volante musicale che li ha sempre contraddistinti. Ancora una volta è centrale il groove: come se lo spirito dance malaticcio dei Wall of Voodoo girasse in lungo e in largo tra garage punk (Albinos), hip hop (irresistibile Madame Pompidou), e ricordi Sandinisti dei Clash nel finale di Johnny Hurry up, che già dal titolo sembra fare il verso a Strummer & co. Alla fine della giostra Bum si qualifica per il piglio allucinato e divertito, mantenendo dunque i principi d’identità Cheveu. Spesso pare di sentire dei Battles sotto acido alle prese con temi garage/post punk; una sensazione più che positiva.
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