Recensioni

6.1

Dopo 6 anni l’artista australiano Nick Murphy torna ad usare il moniker Chet Faker. La mossa fa pensare a uno spostamento verso le sonorità di inizio carriera, e cioè a un pop illuminato che grazie a collaboratori provenienti  dal mondo dell’elettronica indipendente (Flume nell’EP Thinking In Textures del 2012) e delle promesse vocali del neo-r’n’b (Say Lou Lou e Kilo Kish) aveva mostrato abilità nell’emergere anche nel mainstream. Il trucco del successo della proposta consisteva in uno stile vocale a metà fra Sting (nei bassi) e i Coldplay (nei falsetti), mescolato a una sensibilità post-soul che si accodava in extremis al successo planetario di star del calibro di Adele e Amy Winehouse, come pure a figure più indipendenti ma non meno pivotali (uno su tutti James Blake).

Il precedente album del 2020 Music for Silence – pubblicato con il nome di battesimo – rivelava invece un’attitudine per la melodia e le texture ambient incantevole, sognante al punto giusto senza essere troppo malinconica o leziosa, e in qualche punto aveva fatto ben sperare per un prosieguo di carriera all’insegna della qualità pop. Con Hotel Surrender la voglia di proporsi sul mercato della melodia di facile assimilazione fa cadere rovinosamente il castello di carte: il risultato è un prodotto piacione, che utilizza arrangiamenti riconducibili all’r’n’b-pop da classifica (Oh Me Oh My, Feel Good), passando per un hip-hop à la Beck del periodo Odelay (Low) e su immediati blues da classifica (Get High). Si aggiungono poi rimandi all’elettronica synth pop in attesa di remix, quasi come se fosse un Moby post-millennio (Whatever Tomorrow) incrociato con Chris Martin dei Coldplay (It’s Not You, In Too Far) o con un Bon Iver meno misticheggiante (Peace of Mind).

Il disco si fa ascoltare senza problemi, sicuramente non c’è da gridare al miracolo, ma in fondo fa il suo dovere, soprattutto nei momenti più intimi, come l’eccellente ballad intimista proto-gospel I Must Be Stupid. Un compagno da sfruttare ampiamente nel corso dell’estate.

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