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Proprio come le storie d’amore preferite dai produttori cinematografici, la carriera di Charli XCX è stata sinora una montagna russa di percezioni contrastanti: hitmaker globale (I Love It delle Icona Pop, Boom Clap, Fancy con Iggy Azalea) o avamposto esposto del laboratorio PC Music? Star elettronica e confessionale a uso e consumo teenager o artista pop a tutto tondo?

Brat, certo, ha sparigliato le carte riportandola al centro del mainstream non più come semplice autrice di hit, ma come fenomeno generazionale: di lei hanno parlato tutti, perfino Kamala Harris in corsa per le presidenziali. La brat summer è stata un party infinito, trascinante, inclusivo, e soprattutto ha parlato il linguaggio di una Gen Z stanca della retromania (e dei perenni anni ’80) di chi l’ha preceduta.

A due anni di distanza, la cantante inglese con il più bel posh Essex accent dichiara definitivamente chiusa quella stagione, che a dire il vero ormai rischiava di assumere la forma di una trappola identitaria, per inaugurarne una inedita. La scelta è ricaduta intelligentemente su una tipologia di lavoro nuova e stimolante, grazie alla proposta di Emerald Fennell e all’aiuto del suo fido collaboratore/compositore Anthony Willis: quella cioè di confrontarsi con un mostro sacro della letteratura come lo è Emily Brontë, di misurarsi con un compito complesso come lo è scrivere la colonna sonora di un film molto atteso; di prendere parte ad una produzione dal sapore fortemente iconoclasta, che prende sfacciatamente le distanze dal romanzo, figlia del postmodernismo che tanto riesce a far presa sulle nuove generazioni.

Quello del rebranding di Cime Tempestose è un progetto chiaramente rivolto alla Gen Z, e le musiche non fanno eccezione. Wuthering Heights è un disco pop elettronico dall’animo fortemente algoritmico, e per questo in fondo centra il suo obiettivo primario: quello di sostenere scene di sesso esplicito gratuite con liriche che richiamino le componenti più violente e passionali dell’erotismo. Neppure le “sporcature” orchestrali riescono a elevarlo al di sopra delle turbe adolescenziali.

Charli sceglie non tanto di comporre musiche funzionali al film, quanto di scrivere un album di canzoni rivestite di archi, patine gotiche e buone dosi di intimismo, melodramma e slanci melodici. Nel primo assaggio, House con John Cale, la sua voce si intreccia alla viola dell’ex Velvet Underground in un dark folk dronato e minimalista, dalle tonalità cupe. Uno stacco netto e audace, il cui successo si è esteso fino a TikTok diventando fenomeno virale. Peccato che il resto punti in tutt’altra direzione, quella dei pop radiofonici a uso e consumo teen, co-prodotti e co-scritti con Finn Keane (già EASYFUN) dell’orbita PC Music.

Arrangiamenti telefonati, testi stucchevoli e metafore prevedibili: canzoni evidentemente efficaci (vedi Wall of Sound, Dying For You o Chains of Love, vero e proprio singolo di lancio e pezzo preferito del duo Jacob Elordi/Margot Robbie), ma evidentemente non indimenticabili. Nella seconda metà del disco — a partire dal breve interludio Open Up — emergono atmosfere più consone a un disco-colonna sonora. Eyes of The World resta comunque un brano autonomo che la presenza Sky Ferreira non solleva certo dall’anonimato. Meglio il conclusivo Funny Mouth, oscuro e conturbante.

Wuthering Heights è stato promosso con toni ben diversi dal side project originale, ma questo è, con tutti i limiti imposti a un prodotto che deve rispettare i canoni del mainstream. Come due bambine che suonano al campanello per poi scappare via sghignazzando, Emerald nelle immagini, e Charli nelle liriche, cospargono il capolavoro di Emily Brontë di oscenità e depravazione quasi per il semplice gusto di fare un dispetto all’audience più tradizionale.

Una fanfiction concepita in maniera interessante, a partire dall’idea di voler stravolgere un classico del romanticismo gotico, riscrivendone la storia e affidando le musiche all’artista che forse più di tutti negli ultimi anni ha dettato i canoni di ciò che è alla moda e di ciò che non lo è più, ma eseguita senza il gusto e la ricerca necessaria. E dalla talentuosissima Fennell, così come dalla ormai star mondiale Charli XCX, era lecito aspettarsi qualcosa di più.

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