Recensioni

Assumendo la concezione circolare del tempo, siamo tornati al punto in cui i Kraftwerk raccontavano il futuro per mezzo dei sintetizzatori. E proprio su due macchine (denominate Taktron Z3 e Taktron Z2) è costruito il terzo lavoro del progetto guidato da Tim Gane degli Stereolab. La particolarità sta nel fatto che dette macchine le ha costruite Holger Zapf, membro addetto ai synth della band completata da Joe Dilworth alla batteria. L’album si basa infatti sugli overdub – di synth, sequencer, Roland, ARP e altra apparecchiatura modulare – che Gane e Dilworth hanno effettuato sulle registrazioni di Zapf consistenti in circa quattro ore di improvvisazioni ritmiche.
Ma c’è qualcosa di più estremo nella narrazione del futuro dei COA-M. Premesso che nel loro caso parlare di canzoni è assurdo, va detto che il precedente Void Beats / Invocation Trex al confronto con questo Hormone Lemonade era Pet Sounds. Qui infatti la sperimentazione è più insistita. Le tracce sembrano legate tra loro e quasi non si colgono le interruzioni tra l’una e l’altra, tanto il flusso sembra indistinto. I piani sovrapposti su cui sono costruite appaiono in continuo mutamento e non è facile raccapezzarcisi al primo passaggio. Tuttavia c’è qualcosa di magnetico che tiene incollati all’ascolto anche a dispetto dell’apparente impenetrabilità, e non è solo retromania.
Un lavoro caleidoscopico, ipnotico, lisergico che si muove tra krautrock, electro-pop, psichedelia, lounge music e il mondo delle sonorizzazioni vintage italiane di Umiliani e Alessandroni. Tra sinistro incedere del motorik e gelide evocazioni di scenari post-atomici, le visioni allucinate del trio inglese si fanno spazio a furia di fendenti dark e spasmi robotici articolati lungo 10 tracce strumentali, fatti salvi sporadici echi di voci trattate e sovrapposte che si fanno spazio tra lo sferragliare dei suoni elettronici e le brumose atmosfere dei brani. Tuttavia, prodigi della sorte, ascoltarlo mentre si è in viaggio tra le verdi colline toscane in una mite domenica di primavera può regalare sensazioni inaspettate: è la legge del contrappasso, la natura che si riprende quello che gli automi vorrebbero sottrarle.
Loro intanto vanno avanti per la propria strada. Potremmo definirli la risposta inglese a La Batteria e Calibro 35 ma non gli si renderebbe appieno giustizia. E allora – in assonanza col nome – possiamo immaginarli come l’eterna riedizione del mito della caverna di platonica memoria: saranno loro a guidarci fuori dall’oscurità ?
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