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Asia Argento è a pezzi sulla copertina di Music From My Bed, il suo primo vero e proprio album di canzoni inedite. Lo scatto è di Jacopo Benassi, guru della fotografia punk in bianco e nero e del corpo che esibisce i propri non allineamenti. Asia Argento appare vulnerabile, quindi, e al contempo, come sempre, sincera, tanto da aver composto le tredici canzoni in questione direttamente dal suo letto, come da titolo. «Non avrei mai scritto questo disco se non mi fossi spaccata il ginocchio. Ero partita per fare un lavoro in Thailandia. Sarei dovuta rimanere cinque settimane, ma dopo cinque giorni sono caduta fracassandomi la rotula e mi hanno rispedita a casa. L’ortopedico mi ha intimato di restare a letto per sessanta giorni», ricorda Asia. Ed è ciò che ricorda anche nel primo singolo I’m Broken, con il santino di Frida Kahlo sopra la testiera e gli scratch di DJ Gruff a scombussolare le ossa: «Went to Thailand and all I got was a broken bone / Broken kneecap, broken heart, broken spirit’s all I got […] My friend Holly told me that / I should make a record / Writing music from my bed».
L’amico Holly è un producer portoghese di base a Los Angeles, con il quale Asia – dalla sua postazione-giaciglio con mini-studio allestito per l’occasione – si è scambiata tracce e beat plasmando via via l’intero lavoro. Music From My Bed è creatività come antidoto a un momento buio, ma non è di certo uno sfizio per l’attrice e regista romana, quanto piuttosto il coronamento di un rapporto con le sette note che va avanti da anni e anni, dai featuring nel giro dei Casino Royale alla (bella) raccolta di collaborazioni Total Entropy del 2013 (roba da far invidia alla maggior parte dei musicisti non solo italiani, scarrellando da Hector Zazou a Munk e Anton Newcombe), dal feeling con Loredana Bertè alla purtroppo breve eppure incisiva avventura a X Factor.
Music From My Bed vive sostanzialmente di due anime. Da una parte, quella elettronica, in inglese, ancorata agli excursus internazionali e di spessore di cui sopra, a riconnettersi a un approccio curioso per natura, tanto da flirtare con correnti di nuova generazione come la trap. Dall’altra, quella proiettata a sorpresa verso la tradizione verace del dialetto romano, con testi scritti in combutta con Eugenia Di Napoli. Inglese e romanesco, così, si alternano come si alternano i due mood predominanti, malinconia e ironia, sino a fondersi assieme. Forte come la morte, invece, fa quasi programmatica storia a sé stante e officia l’incontro con Young Signorino.
Asia rappa e canta “come na matta”, ed è lucidissima. Me potevi sparà parte ad alto voltaggio urban e illustra un universale tormento amoroso, ok, ma è anche uno spasso di narrazione tragicomica “da incornicià”, a collegarsi al conclusivo stornello Te possino di Gabriella Ferri con Vera Gemma. Asia si racconta, come fatto di riflesso nei suoi coraggiosi film Scarlet Diva e Incompresa (per inciso, gradiremmo un ritorno dietro alla mdp prima o poi), come fatto nella recente autobiografia Anatomia di un cuore selvaggio. Con Venerdì, con Luca D’Aversa, volano probabilmente un po’ di sassolini fuori dalle scarpe, e volano calci in culo al perbenismo e agli slogan del patriarcato, e con Reduci va in onda una freak dance con la partecipazione della figlia Anna Lou. Famme male e Triste serenata elargiscono frasi rivelatorie: «Famme male, famme male quanto te pare / Io me so saputa sempre rialzare», e «Non so’ rassicurante tanto quanto non lo è il futuro».
Oltre alla già citata I’m Broken, piacciono il dark groove di Exterminating Angel, dedicata agli occhi di Diane Arbus che catturano quello che non è catturabile, e la ballad Love Obscene, che rievoca tanto le sperimentazioni di Arca e Tricky quanto il dream pop dei Blonde Redhead, mentre l’hip hop degli outsider picchia forte nella concisa e sciamanica Supernatural («I don’t knew you, you don’t know #metoo») oppure nel flusso di coscienza di Head. Le parole si srotolano bene e arrivano a farsi toccanti nell’electro-letter intimista di My A, indirizzata ad Anthony Bourdain. Music From My Bed è il personale tappeto da ring di Asia Argento, che non si ribalta, che non va giù, anzi si rialza, ancora una volta, alla sua maniera, e alla sua maniera vince.
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