Recensioni

Se pensate che dalla Borgata Boredom escano solo garage storto, psychedelia sfatta, marciume noise e frattaglie sonore semi-impressioniste, sbagliate di grosso. Non stiamo qui a celebrare il già celebrato, ma a rendere giustizia ad una “scena” geograficamente delocalizzata nelle periferie assurte a quartieri neo-arty di Roma Est ma con orecchie, cuore e synthetizzatori puntati ben oltre i ruvidi confini di quartiere.
Cascao & Lady Maru, ad esempio. Protagonisti della (ehm) scena locale a vario titolo – lui prevalentemente coi Nastro, lei prevalentemente col duo Trouble Vs Glue, ma in realtà attivissimi a vario titolo (producer, djs, ballerini, agitatori) – uniscono le forze e celebrano l’insana unione con Gong!, album che forse più di molti altri getta luce sull’essenza ultima del quartiere di casa.
Un ethno-punk-electropop, autodefinizione piuttosto calzante che da M.I.A. (l’esotismo vs freakedelia di Burudance) muove verso le frizioni interetniche del Pigneto, da Kid Creole sotto acido arriva alle reminiscenze Studio 84 dub per sottrazione come nella Londra (electro)post-punk (Toxic Satellite), dal mix di tropicalismo e sampietrini arriva al banghra meets p-funk cabaret-pop sperimentale e autoironico, ballabile e complesso come potevano intenderlo certe esperienze ante-litteram italiane, Gronge su tutti, (Bad Might) o a certe svisate dell’undeground più in fissa col melting-pot e il dancehall (vedi alla voce Maria Minerva per fare un nome). Tirando in ballo techno e vocoder, french touch e autismo (Pink Strobe Delight), robotiche visioni post-dancehall e miscele incendiarie per mostrare come la via al mondo passi spesso per le strade del proprio quartiere, se il quartiere si chiama mondo.
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