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Ultimo Esordio è un po’ un ossimoro, come concetto. Ma nella parabola artistica del progetto a nome Casa niente può essere dato per scontato. Si tratta di un ritorno, in un certo senso, anche se nulla ritorna mai davvero. Quindi neppure questo contenitore di certo un po’ “strambo” ma all’avanguardia, termine che deriva dal francese avant-garde e dove l’avant – nel caso del collettivo vicentino – è da prendere alla lettera nel senso di “dinanzi”, e di parecchie spanne, rispetto al resto della musica che normalmente si ascolta. Dopo nove prove da studio che si sono avvalse di oltre sessanta musicisti provenienti dai più svariati generi musicali lungo una carriera iniziata nel 1998, Casa giunge dunque alla sua prova più essenziale «qui proposta in monofonia nonostante la registrazione a tracce separate», perché, sempre citando Filippo Bordignon, «si tratterebbe della “forma di ascolto più democratica possibile”».
Dal punto di vista stilistico, il lavoro è interamente suonato con strumenti acustici ed è stato composto e prodotto dallo stesso Bordignon, unico membro rimasto della formazione originale, dopo l’annunciata fine del combo in versione “gruppo rock” e delle esibizioni dal vivo nel 2015, a cui è seguita l’avventura discografica in solitaria del leader, con lavori di musica contemporanea (Variazioni Gracchus) ed elettronica analogica (L’inottenibile), entrambi strumentali. Il suo archivio di canzoni originali ancora inedite lo spinse però a cercare una cantante per interpretarle in sua vece; non essendo riuscito a trovare la voce adatta decise di cantarle sotto pseudonimo accompagnato dal chitarrista vicentino Florio Pozza: questo nuovo progetto avrebbe registrato e diffuso gratuitamente e in forma anonima su una pagina social espressamente dedicata, un inedito al mese.
Dopo aver inciso due pezzi Pozza morì in un incidente automobilistico nel maggio 2018. Bordignon decise di incidere un ultimo album dei Casa dedicato «alla vita e alla musica di Florio Pozza» radunando dodici musicisti, tra nuove leve e professionisti amici dello stesso musicista scomparso. Oltre ai cinque brani originali che Bordignon avrebbe dovuto registrare con Pozza, sono presenti sette brani altrui pescati tra i generi preferiti dall’amico scomparso e, dunque, il blues (Il capannone, Una tomba in sogno), il country (Suppergiù), la musica etnica dagli echi folk (Noi e noi), il jazz (Femme versus butch), lo spiritual (Ruit hora) e il boogie-woogie (Inattività), tutti con musiche profondamente riarrangiate e testi in italiano riscritti da Bordignon.
Ma degna di menzione è anche l’altra parte del lavoro: dalla ninna-nanna allucinata di Bimba Che Sogna alla quieta e soave melodia, alternata a brevi e stranianti lampi di dissonanza, di A Molloy, passando di nuovo per il jazz, ma stavolta un jazz dagli echi quasi georgegershwiniani degni di un film di Woody Allen, di Brutto Amore, e poi per l’apertura affidata allo straniante Canto Dell’Addio e la chiusura messa in mano al piano ovattato di Oltre La Metà.
Le registrazioni di Ultimo Esordio si sono svolte tra la scuola di musica di Vicenza Thelonious e l’abitazione dello stesso autore, riprendendo quel modus operandi di incidere tipico degli Anni ’20 del secolo scorso, quando, per insonorizzare un ambiente, ci si limitava a chiudere le finestre. I brani così concepiti respirano di una spontaneità che ha preservato interpretazioni buone alla prima take così come imperfezioni, fruscio ambientale e persino miagolii di gatti nelle vicinanze.
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