Recensioni

5

Sofficissime emozioni dovrebbero germogliare da Verdugo Hills, costruito con strategie che ricordano da vicino i tentativi più morbidi della Morr Music. Nella plateale ricerca delle ovvietà di certi stati d'animo sta però il difetto principale di Caroline Lufkin (membra attuale dei Mice Parade), e di quella voce angelica che fa presto a diventare pilota automatico.

Di buono, nel migliore dei casi (Waltz), c’è tutto ciò che sta in mezzo tra la batteria elettronica di scuola indie-tronica e il canto celeste e fiabesco di Caroline. Raramente, però, i due elementi di cui sopra rinunciano al protagonismo, connotando l’impianto in modo irrimediabile, non lasciando spazio a questo set di ballate dolci di trovare una forma propria, che pur a volte cercano con una certa insistenza (Lullabye, Snow).

Il sophomore della Lufkin, probabilmente, sta lì a cercare un’approvazione che sa già da chi cercare, e non vuole esporsi a un altro pubblico. Non c’è traccia della metà nipponica della giovane ugola, che da Boston andò a Tokyo per scrivere il suo primo album. Ciononostante, chi avrà apprezzato Murmurs, opera prima di Caroline, troverà forse il seguito coerente, ma anche fatto con economia di idee narrative, di una storia, piena di delicatezza e di happy ending indie. I fan dei Mice Parade, e tutti gli altri, arriveranno da un altro pianeta, e con tutta probabilità ci torneranno.

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