Recensioni

Il nuovo EP di Carlo Martinelli dei Luminal ha il pregio di mostrare una buona vitalità di fondo, ma al tempo stesso denuncia qualche limite in termini di progettualità, sommando brani riusciti a parentesi forse perfettibili. Ascoltando Caratteri Mobili sembra quasi di respirarla quella “casualità” virtuosa di eventi e idee rubata alla vita vissuta che negli ultimi dieci anni – questo il periodo di tempo coperto dai cinque brani dell’EP – deve avere in qualche modo influenzato la produzione artistica del musicista (almeno, questa è l’idea che ci siamo fatti). Soprattutto con quei Luminal che più o meno da Amatoriale Italia (2013) in poi hanno guadagnato un buon posizionamento nello scacchiere delle band italiane emergenti, frutto di un duro lavoro sui palchi di tutta Italia e di album che non sono passati inosservati.
Per questo motivo Caratteri mobili, pur essendo un disco di cantautorato, mostra una certa attitudine “punk” esplicitata da arrangiamenti piuttosto elastici che sembrano agili disegni a matita piuttosto che dipinti fatti e finiti (e non è per forza un difetto). Brani in bilico tra chitarre elettriche e acustiche come Un banale fatto di cronaca riportano alla mente una canzone d’autore nostrana rockeggiante e strutturata altezza anni Settanta, ed è un bel sentire, considerata anche la cornice strumentale solida che l’accompagna; altre volte i Settanta vengono fuori con un Rino Gaetano ai limiti dell’estensione vocale che forse avrebbe avuto bisogno di qualche idea musicale in più (Cos’era che volevo dire). In scaletta spiccano anche le atmosfere blues – in senso lato – di Nella bocca del leone, con un bel testo scarnificato ed esistenziale che ci spiega per quale motivo a volte sia così facile identificarsi in ciò che cantano i Luminal, mentre l’intimismo da cameretta di Andiamocene a Taiwan manca di eloquenza e suona un po’ piatto.
Una 1984 rimbrottata da noise e chitarre elettriche chiude un lavoro a cui hanno collaborato, tra gli altri, Jenny Burnazzi (Rigolò), Milo Scaglioni (Dellera), Cristiano De Fabritiis (Filippo Gatti) e Gianluca Lo Presti, e che tutto sommato ci pare un rassettare le idee con stile, più che un manifesto programmatico.
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