Recensioni

Come Around di Carla dal Forno arriva a tre anni dall’ultima fatica in studio, quel Look Up Sharp che confermava la bontà di una proposta capace di accalorare linee coldwave con un approccio fai da te a tenere assieme elettronica minimale, impressioni crepuscolari à la Virgin Prunes e tagli sognanti di casa 4AD. Nel mezzo, una pandemia e il ritorno nella natia Australia dopo il soggiorno europeo: circostanze che infondono al coriaceo minimalismo lo-fi un’immediatezza inedita rispetto al passato.
L’album fotografa un’autrice che vuole recuperare il tempo perduto, sicuramente anche a causa di quella «nostalgia per la vita di una volta, quando aveva pochissime responsabilità», come ha dichiarato nella relativa nota stampa. Sta di fatto che la palpabile ricerca di quella leggerezza passa per i Chromatics liofilizzati a raccontare il disagio della mancanza e la voglia di ritrovarsi (Stay Awake), per le poetiche melodie dreamy mai tanto consapevoli dei propri mezzi come ora (Caution è forse la migliore prova in assoluto in questo senso), e nondimeno per un raffinato gusto per le costruzioni pop maggiormente esposto (Mind You’re On).
Se Side by Side non è più di una piacevole conferma, sono i dettagli all’apparenza insignificanti a portare carburante fresco: dagli estatici raccordi strumentali più schietti del solito (Autumn, Deep Sleep) alle solari chitarre in levare ad aggiungere bizzarri slanci surf della title track, passando per il primitivo duetto vocale dal sapore Beat Happening di Sluber in cui la cantante è affiancata dal musicista inglese Thomas Bush, e fino al modo di appropriarsi della cover di The Garden Of Earthly Delights dei The United States of America, trasformandone le sostenute linee rock di fine anni ’60 in fredde sospensioni bradicardiche.
Intimo ma diretto, distaccato eppure avvolgente, Come Around è l’ennesima testimonanza della capacità di sintesi di Dal Forno, che continua a colpire a ogni nuovo capitolo discografico armonizzando le contraddizioni come solo lei sa fare.
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