Recensioni

7.5

L’anno solare volge ormai al termine, e sarebbe stato a dir poco criminoso lasciarsi sfuggire il secondo album dei calabresi Captain Quentin. Mai sentiti nominare? Se è così non vi biasimiamo, ma la retorica su quanto sia difficile emergere se sei indipendente e vieni pure dal Sud, ve la vogliamo risparmiare. Instrumental Jet Set non ha bisogno di argomenti a suo favore che non siano strettamente artistici, com’è giusto e sacrosanto che sia (anche perché è l’unica via per scrollarsi di dosso questo benedetto complesso d’inferiorità dell’Italietta indie. E qui chiudiamo, anzi no).

Veniamo al dunque: di che si parla? Math rock? Post rock? Prog? Noise? I diretti interessati la definiscono musica sbagliata e noi la prendiamo per buona. Perché, fatta salva indubbia fantasia e perizia tecnica, lo spirito genuino e sanamente ironico che anima queste tracce è ciò che le rende davvero speciali, che le differenzia da qualsiasi imitazione/derivazione degli stilemi di Don Caballero, Battles, Beefheart, Soft Boys, Husker Du, Pavement e chiunque altro vi venga in mente lasciandole scorrere nelle vostre orecchie. Rispetto agli esordi di Certe cose determinate c’è ancor più voglia di sfida, di gioco, e soprattutto di comunicare: esistesse una cosa chiamata “pop sperimentale” somiglierebbe molto a Gamma Rana (Teenage Riot suonata dai Jicks),  Sciocchezza mon amour (chitarre intrecciate a guisa di Robyn Hitchcock e Kimberley Rew), Intervallo (gli anni ’90 sognati da Canterbury), Bobcat (i Blonde Redhead era Touch & Go che incontrano Van Vliet). Strutture mai banali né onanistiche, semmai avventurose, ben costruite e soprattutto ad alto tasso di intrattenimento, cioè lasciando sempre le melodie in primo piano (te le ritrovi anche negli spazi più angusti o inusitati). Non è cosa da tutti, anzi è una lezione da mandare a memoria per chiunque volesse cimentarsi con la cosiddetta musica strumentale, non solo nella nostra amata/odiata Italietta, dove non succede mai niente e sono sempre gli altri ad essere più bravi, e bla bla bla. Ian Williams, se ci sei, batti un colpo.

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