Recensioni

6.8

I Caplan sono una neonata formazione torinese composta da Luigi De Palma, Alberto Garbero, Enrico Viarengo, Pietro Merlo e Michele Sarda, tra le ultime aggiunte di Megaphone Records al proprio roster e autori di un “rock emozionale” che è tanto figlio del post grunge degli Smashing Pumpkins più distesi quanto delle eteree planate “poppeggianti” e dal sapore indie di formazioni come i Dot Hacker.

L’evocativa voce che colora le nove tele dell’album sembra ricordare proprio il caratteristico timbro di Billy Corgan, ma ingentilito dagli echi di eterea androginìa marchio di fabbrica di Klinghoffer. Il disco suona sicuramente fresco e piacevole, ammantato da una peculiare leggerezza sospesa permeata di dolce malinconia, tanto negli episodi più acustici (come la prima parte dell’iniziale Farewell) quanto nelle tracce più elettrificate (di cui il primo singolo estratto Flour è l’episodio più esemplificativo e riuscito), per un risultato complessivo coerente ma senza scadere nella monotonia. La già citata generale derivazione post-grunge (The Lightbulbs) calca la mano sul versante emozionale ed emozionante, ma prova ogni tanto anche a sondare vie altre, come in una conclusiva Daffodils screziata di tentazioni electro e che costituisce senz’altro uno degli episodi più felici di un ottimo esordio.

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