Recensioni

6.4

Sguardi scambiati furtivamente in classe, sogni che nascevano e morivano in qualche biglietto passato di nascosto alle nostre compagne, atmosfere imbarazzate di teen-agers in bilico sulla fine di un periodo e l’inizio di una maturità ancora fumosa e distante.
Ascoltando l’ep dei Canadians si ritorna per un attimo a questi sentimenti: una festa pop piena di rimandi ai Beach Boys, agli Yuppie Flu più intimi, a quella meteora anni 90 che furono gli Weezer e a qualche schitarrata dei sempreverdi Pixies. Il bassista degli Slumber ritorna con tre nuovi amici e autoproduce venti minuti di pop quasi perfetto, ballabile, leggero, senza trucchi, influenzato da tutto ciò che è successo nella scena indie italiana negli ultimi anni e consapevole di poterne uscire a testa alta con un suono compatto, senza troppe ambizioni o inutili svolazzi. La freschezza e l’immediatezza di un déja-vu dal quale non vorremmo distogliere la mente ci fa attendere l’album con trepidazione.

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