Recensioni
David Byrne
Caged/Uncaged - A Rock/Experimental Homage To John Cage
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Filippo Bordignon
- 24 Maggio 2013

Semplicemente, il più importante tributo a Cage proveniente da artisti attivi nell’ambito della musica pop-rock. A dieci anni dalla sua compilazione, Caged/Uncaged si conferma raccolta volutamente eterogenea di nomi e stili alti e “altri”, riuniti in un improbabile e dunque auspicabile tributo intervallato da estratti della voce del compositore statunitense concernenti alcune delle tematiche cultural/sociali trattate in una carriera lunga quasi sessant’anni.
Molti i motivi di lode, poche le stonature involute. Da evidenziare l’ironico collage di funky sintetico a opera di David Byrne (Cage And The Long Island…), il fragore “sgremble” dalla chitarra Danelecro di Arto Lindsay (Proust) e John Zorn coi Naked City, i quali azzeccano una delle loro interpretazioni meno caricaturali e dunque più entusiasmanti (Verlaine).
Resta da precisare che il Lou Reed di Metal Machine Music – qui estratto in una parentesi di tre minuti – fu al tempo motivato non tanto dall’estetica cageiana, quanto dal minimalismo oltranzista di quel La Monte Young che, discostandosi tematicamente dal maestro losangelino, ne proseguì la missione ritagliandosi un’identità personalissima, tutt’oggi da riscoprire e riscoprire e riscoprire.
Non mancano ovviamente gli intellettualismi trascurabili – sposati spesso a verbose declamazioni vocali (qualcuno la chiamerebbe “poesia sonora”) – su cui sono spalmati rumori e scampoli da improbabili suite, responsabili del rallentamento di un album altrimenti più breve ma certamente più ficcante.
Si chiude con una toccante prova prodotta da John Cale e cantata da Joey Ramone: The Wonderful Widow Of Eighteen Springs. Il brano, datato 1942, consiste originariamente in una selezione di testo tratta dal Finnegans Wake di James Joyce, abbinato al pianoforte suonato utilizzandone percussivamente il corpo. Ramone semplifica la formula, impiegando semplici percussioni ma giungendo a evocare involontariamente il sacrale abbandono di un rito neopagano, risultato questo che non era riuscito neppure alla divina Cathy Berberian, la quale interpretò più volte The Wonderful… durante gli anni ’60.
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