Recensioni

Olaf Bender è uno dei tre fondatori della rigorosissima etichetta tedesca Raster Noton, votata da sempre ad un ortodossia che eleva il minimalismo e la techno ad un purismo da DDR. Il piano sonoro su cui muove il terzo lavoro di Byetone tenta però un parziale distacco dalle origini e si incanala in una visione looppistica che di questi tempi è uno dei più interessanti sentieri mentali della techno (vedi The Field) e dell'house post-Daft (Tiger & Woods).
Il disco presenta sette lunghi pezzi che vanno dal richiamo all’hip-hop minimale degli Autechre (sì hip-hop e bbreaking sono stati i mattoni su cui anche loro hanno fondato parte della loro estetica) in Golden Elegy all’industrial macchinistica e pesante di Black Peace, passando per il classico raster sound di Helix e andando a clashare con tunnel e viaggioni strobo (Opal). Lo spettro che alegga su queste tracce è comunque il discorso Pan Sonic degli esordi (Neuschnee) più sputtanato e listener-friendly che rimescola la lezione del Lindstrøm solista uberprog tagliandola con le autostrade kraftwerkiane (Telegramm).
Una resa dei conti che nell’ascoltabilità ripetitiva professa il suo (nuovo?) credo, Raster-Noton che vira al pop e al suonato (in questo spunta anche Fennesz). Cambio di rotta modaiolo, che non piacerà ai puristi, ma che svecchia l’estetica Novanta di un baluardo della cultura techno. Tattica di sopravvivenza, quando il mondo sta andando da un'altra parte. (Comunque) Da ascoltare.
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