Recensioni

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Commentavamo con una certa soddisfazione un paio di anni fa l’uscita del primo lavoro dei Buñuel, definendolo un album che manteneva le promesse. Di questa opera seconda che mantiene le stesse premesse – ops! – diciamo sostanzialmente lo stesso. La prima metà e gli ultimissimi pezzi confermano tutti i discorsi fatti a proposito di A Resting Place for Strangers, in particolare la preminenza della sezione ritmica, che può contare su un Valente tentacolare che spinge avanti i pezzi come uno stantuffo dettando cambi di passo e ancorando pesantemente le evoluzioni dei suoi sodali quando partono per la tangente. Sembra che in un modo o nell’altro il gruppo sia anche più coeso. I nuovi pezzi danno l’impressione di nascere intorno alla voce di Eugene Robinson più di quanto non facessero ai tempi di un esordio lavorato perlopiù in sedi separate. Suonano anche più destrutturati, soprattutto nella prima metà disco. Più che di hardcore o noise-rock per The Easy Way Out parleremmo di un mostruoso blues come lo possono intendere dei veri addicted to noise, impegnati in nevrastenici e colossali call and response come quelli che squassano Where to Lay.

Blues dalle viscere e dagli inferi del suono (post?) rock, tra cui spiccano per lunghezza e non solo una Boys to Men forte di droni da terremoto e di un’andatura lenta ed enfatica che pare quasi un intreccio tra un Nick Cave e degli Swans prima maniera, nonché di un torturante solo (una slide guitar che non sentivo così mastodontica dai tempi dei Jesus Lizard, e a orecchio direi un theremin o una qualche diavoleria sonica con cui completare l’operazione – senza anestesia), e una The Sanction che emerge in maniera non meno cacofonica da un fondo motor-tribale.

Non c’è solo blues – o qualcosa che al blues somiglia – di tendenza free, ma anche rock and roll surriscaldati e dalle strutture irregolari e travolgenti – che sembrano soprattutto un susseguirsi frenetico di eventi efferati (The Hammer The Coffin e A Sorrowful Night) – e qualche pezzo più “facile” dove il riff assassino torna non plus ultra, palleggiato tra chitarra e basso (Happy Hour) o affidato a un organo da film horror (The Roll). La via d’uscita facile non è certo per quelli che ascoltano. I quattro protagonisti (Robinson, Capovilla, Iriondo, Valente) ci stanno prendendo sempre più gusto…

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