Recensioni

6.8

Fu un ritorno di quelli graditi assai Three Easy Pieces, che nel 2007 riportava i Buffalo Tom sulle scene e a livelli di forma inattesi. Non mancava nulla, colà: armonie alla Big Star, sentimento in buccia d’elettricità chitarristica, soprattutto quel respiro malinconico e nel contempo liricamente esaltante così importante per certe frange del primo emocore. Ci sentivi il peso dei ‘90 che ne fecero dei grandi e che per l’occasione permetteva di rinascere, di offrire magia sostanzialmente inalterata e scrittura come al solito di valore. Scriviamo “come al solito”, però ricordando che talvolta ai bostoniani qualche ciambella senza buco usciva anche nel periodo d’oro; che lo Smitten posto a sigillare il primo scioglimento era la loro cosa peggiore.

Sono umani, del resto, e comunque gli è superiore Skins, alla regia il solito Paul Kolderie e ospite la concittadina Tanya Donnelly nell’aggraziato country acustico Don’t Forget Me. Sicurezze che vanno di pari passo con la novità di un’edizione deluxe ovviamente limitata con demo e b-side senza aspettare i canonici dieci/venti anni. Così va il mercato e così se vanno tre quarti d’ora, tra momenti in cui prevale il mestiere e una bella manciata di fulgidi bagliori (le innodiche The Big Light e Guilty Girls; la crepuscolare Out In The Dark e la straziata Arise, Watch; una Down che rimarca certe affinità con gli Afghan Whigs e il country-rock metà Dylan e metà Stones The Hawk & The Sparrows), tra appannamenti e cose gradevoli però marginali (The Kids Just Sleep: gli Weezer che riscrivono Green). Tra alti e bassi, in fondo, scorre anche la vita di ognuno.

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