Recensioni
Bruce Springsteen
Western Stars - Songs From The Film
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Stefano Solventi
- 28 Ottobre 2019

In attesa del film Western Stars, che vedrà Springsteen addirittura in veste di regista e chiuderà quindi il cerchio multimediale avviato con l’autobiografia Born To Run del 2016 e proseguito con il fortunato one man show teatrale Springsteen On Broadway, possiamo già ascoltarne la colonna sonora, ovvero il live che presumibilmente costituirà l’ossatura della pellicola. Vi trovano posto tutte le tracce dell’ultimo album in studio più Rhinestone Cowboy, cover di Glen Campbell (a cui più volte il Boss ha dichiarato di essersi ispirato per quest’ultima fatica).
Accompagnato da una band composita – tastiere, pedal steel, archi e ottoni… – come difficilmente avremmo immaginato solo pochi mesi fa, il “Re del New Jersey” (definizione di Jack Nicholson) dimostra di tenere in pugno la situazione con la consueta autorevolezza. Che sia RnB metropolitano, rockaccio da stadio o chamber pop, il Boss è pur sempre il Boss, e pazienza se l’età chiede il conto; anzi, la migliore notizia di questo Springsteen un po’ sgualcito è proprio il modo in cui sembra (finalmente) guardare negli occhi il crepuscolo. Detto questo, ha senso per chi non è fan un disco del genere? Penso che la risposta possa essere affermativa solo in un senso: quella dimensione da sogno amniotico che tanto bene funziona in Western Stars – con la sua intangibilità patinata sotto cui percepisci il rovello delle inquietudini, un miraggio che diventa sublimazione del quotidiano – in queste esecuzioni dal vivo sembra compiere quel piccolo ma decisivo passo in direzione realtà che ne certifica la concretezza.
Le piccole imperfezioni, i lievi cedimenti della voce, sono la superficie corrugata della vita, le crepe infinitesimali da cui cohenianamente filtra la luce fioca di una verità pur sempre rappresentata ma nel più credibile dei modi. In tutto ciò, i pezzi si confermano robusti, tra i migliori scritti da Springsteen da venti anni a questa parte. Considerate questa soundtrack, se volete, un’appendice significativa e forse perfino complementare al disco migliore che il Boss potesse pubblicare in questa fase della sua carriera. O della sua vita, che è quasi lo stesso.
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